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ALEXANDER MARANGAO DONI.
A colloquio con il brasiliano Doni.

 
Le interviste esclusive de "ilportiere.com".
Ancora un colpo del sito ilportiere.com che ha intervistato, in esclusiva, il numero uno (ma lui ci tiene a precisare che la sua maglia ha il numero 32) della Roma: Alexander Marangao Doni.
Doni(nella foto a sinistra mentre indossa la t-shirt ufficiale del sito ilportiere.com), che da poco è giunto in Italia, nella sua prima intervista in lingua italiana, ci ha parlato delle differenze tra il calcio italiano e quello brasiliano e del suo modo di interpretare il ruolo...


 
doni_maglia240[1] L'INTERVISTA:
 
- Da un anno e mezzo lavori in Italia ed in particolare alla Roma, probabilmente la squadra che accusa maggiori “pressioni”, a causa di una tifoseria particolarmente calda ed esigente; come hai affrontato, fino ad oggi, questa situazione?

-La vivo in modo naturale, infatti prima di arrivare in Italia giocavo nella squadra brasiliana del Corinthians, sostenuta da tifosi brasiliani, i quali notoriamente sono i più caldi ed esigenti di tutti, motivo per cui in tale ambiente la “pressione” è ancora maggiore. Sono, quindi, abituato a tutto ciò e, tra l’altro, mi entusiasma giocare ogni domenica davanti a 40-60 mila spettatori. Lo stesso discorso vale per gli allenamenti, che vengono svolti sempre tra decine di tifosi. Credo che proprio questo ambiente non mi permette di rimpiangere il mio Brasile.

 




-Dopo molti anni trascorsi nel Campionato brasiliano sei giunto qui in Italia; quali sono, secondo te, le differenze sostanziali tra il calcio italiano e quello brasiliano?


-Di differenze ce ne sono moltissime. In primis, il fatto che il calcio brasiliano, per tradizione, è improntato all’attacco; per tale motivo, il portiere, durante una gara, è particolarmente impegnato. Le squadre italiane, invece, hanno come scopo prioritario quello di “non subire”, ragion per cui il portiere effettua in una gara, mediamente, uno o al massimo due interventi. In questo caso è sicuramente più difficile tenere alta la concentrazione, perché si è poco impegnati.
Un'altra differenza sostanziale è legata al modo di calciare la palla. In Brasile si usa molto il tiro a giro, ad effetto, mentre in Italia, come in larga parte dell’Europa, si tende molto di più a calciare con potenza….ed utilizzando i nuovi palloni è davvero difficile riuscire a parare!





-Quali sono, invece, le differenze tra le tipologie di allenamento adottate in Brasile, rispetto a quelle italiane?

-Anche in questo caso troviamo molte differenze. In Brasile vengono allenate prevalentemente la resistenza e la velocità, mentre in Italia si lavora molto di più su forza e tecnica. La tecnica brasiliana, poi, è completamente diversa da quella italiana. Il mio stile è cambiato moltissimo durante questo anno trascorso alla Roma; ad oggi, infatti, cerco di utilizzare entrambi gli stili, adottando, per ogni circostanza, quello che ritengo più efficace. 







-Dopo un periodo di adattamento, sei riuscito ad emergere, mettendo in evidenza il tuo vero valore, cosa che del resto è accaduta anche a Dida. Quanto pensi abbia inciso, in tutto questo, il lavoro che hai svolto con Mister Adriano Bonaiuti?

-Se sono riuscito ad adattarmi a questo tipo di calcio, se sono riuscito a cambiare di molto il mio stile, il merito è in gran parte di Mister Bonaiuti. Con lui ho iniziato, da subito, a fare grandissimi progressi, grazie soprattutto a specifici allenamenti, che qui in Italia sono particolarmente duri e faticosi. Mister Bonaiuti e Mister Spalletti hanno creduto in me, per questo li ringrazio.

 




-Quale, tra i portieri italiani, ti ha impressionato maggiormente?

-Angelo Peruzzi. Secondo me è il migliore; tecnicamente insuperabile e, anche se non più giovanissimo, è ancora imbattibile tra i pali e nelle uscite. Non è alto, ma la sua tecnica, potenza e velocità sono impressionanti. Poi c’è Gigi Buffon, un talento naturale.




- Qual’è invece, secondo te, il portiere brasiliano più completo?

-Senza dubbio Nelson Dida, perché ha lavorato bene per tanti anni con la Nazionale e soprattutto al Milan, vincendo anche una Champions League. Un portiere completo. Ancora oggi è lui il più forte





-Come affronti le critiche dei giornali sportivi Nazionali, ma soprattutto locali, dopo una prestazione negativa?

-Le affronto positivamente, perché sono cosciente che nel mondo del calcio il merito delle vittorie va quasi sempre al mister, all’attaccante o a chi ha fatto goal, mentre, quando si perde, la colpa è sempre e solo del portiere. Questa è una “regola del calcio” che vige in tutto il mondo. Una “croce” che noi portieri “ci portiamo dietro” da sempre e che nessuno ci potrà mai togliere. Per questo motivo, do alle critiche il loro reale valore.





-Qual’è il tuo “sogno nel cassetto”?

-Non ho un vero e proprio “sogno nel cassetto”. Fare il portiere è ciò che ho sempre sognato ed ora vivo, giorno dopo giorno, cercando di lavorare bene. Non penso a quali trofei mi piacerebbe vincere o in quale altra squadra andare a giocare; mi distoglierebbe dai miei impegni quotidiani e, se un portiere non è “al massimo” sempre, rischia di “bruciarsi” facilmente, rovinando, così, tanti anni di sacrifici.
 

 

- Che rapporto hai con Internet? E quale messaggio vorresti lasciare ai ragazzi che, leggendo la tua intervista, sognano un giorno di diventare come Alexander Doni?

- Non ho molto tempo per collegarmi ad internet. Tra il lavoro e la famiglia sono sempre impegnatissimo. Ho ancora un pò di difficoltà con i siti in italiano, se consideriamo, inoltre, che questa è la prima intervista che rilascio in Italiano! Comunque, il sito ilportiere.com l'ho conosciuto grazie anche al mio preparatore, che me ne ha parlato.
A tutti i ragazzi che sognano di diventare un giorno portieri professionisti e giocare, magari, nella Roma o in Nazionale, dico di non smettere mai di sognare. Con il lavoro, il sacrificio e la passione si arriva lontano; ma anche i sogni aiutano, perché ti danno quelle motivazioni che aiutano ad affrontare la vita, soprattutto nei periodi più difficili.

 
Fonte:www.ilportiere.com 
Adattamento del testo:Daniele Ratini

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