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Colpo Grosso del sito ilportiere.com che ha intervistato in esclusiva per tutti gli amici del portale, niente di meno che il mitico Angelo Peruzzi(nella foto a lato con maglia e cappello ufficiale del sito www.ilportiere.com)
 
- In tanti anni di carriera vissuta tra i professionisti, quanto e’ cambiato, secondo te, il ruolo del portiere? Quale e’ il segreto per rimanere sempre al passo con i tempi?


- Sicuramente tantissimo rispetto a quando ho iniziato io nel 1986. Con l'arrivo di Arrigo Sacchi si è iniziato ad attuare il fuorigioco ed il ruolo del portiere è notevolmente cambiato, adattandosi ai nuovi moduli di gioco. 
Non c'è un vero e proprio segreto. Io sono stato fortunato, perchè ho avuto Liedholm alla Roma nella metà degli anni ottanta e lui pretendeva che i portieri giocassero spesso, con i piedi ed a limite dell'area, per essere di maggior supporto alla difesa.


- Quando hai capito che saresti diventato un vero numero uno?

- Difficile dirlo con precisione. Forse il 3° o 4° anno di Serie A. Dopo l'esordio nel massimo campionato, infatti, sono tornato in panchina per il resto della Stagione. Poi sono stato un anno a Verona, ma siamo retrocessi; in quel momento ho pensato che sarebbe stata dura, ma la Roma mi ha voluto di nuovo l'anno dopo. La società in cui ero cresciuto aveva creduto in me e puntava su di me.


Tra i tanti colleghi, con i quali hai giocato e contro i quali hai giocato, chi ti ha impressionato maggiormente?

- Ce ne sono stati moltissimi, ma, pensandoci bene, credo Luca Marchegiani. Lo stimavo come portiere già dai tempi in cui militava nel Torino, poi ci siamo ritrovati insieme alla Lazio e lì ho scoperto che, oltre ad essere un portiere completo, Luca è prima di tutto un uomo straordinario ed un serio professionista.

 

 Chi e’ invece, secondo te, il nuovo Angelo Peruzzi?

- Il mio fisico è un pò strano, non credo di somigliare a nessuno. Comunque per due anni alla Juve ho lavorato insieme a Morgan De Sanctis e in lui rivedevo quella grinta di quando ero più giovane. Non mi sbagliavo, perchè Morgan ha fatto dei progressi enormi ed oggi, a parer mio, è uno dei portieri più completi della Serie A.



 

- Mister Negrisolo ha speso parole meravigliose sul tuo conto nell’intervista rilasciata al portiere.com, definendoti uno tra i portieri piu’ forti in assoluto…ma ha anche aggiunto: “se proprio devo trovare un difetto ad Angelo, posso dire che esce un po’ poco sui palloni alti e tende sempre a respingere la palla di pugno”. Pensi che la sua critica sia esatta?
Sappiamo che tra di voi c’e’ stato un bel rapporto professionale ed un’amicizia che ancora dura…puoi raccontarci qualche aneddoto simpatico!?


- E' sicuramente vero, ma devo dire che, se mi sono trovato in difficoltà, è solo perchè negli anni l'altezza degli attaccanti avversari, che mi trovavo di fronte, aumentava notevolmente. Oggi in Serie A militano punte alte anche 1,90 e per me, che non sono molto alto, uscire dai pali in presa alta è diventato più rischioso. 
Di aneddoti veri e propri non ne ho, ma dovendo citare un episodio particolare....non credo che dimenticherò mai le volte in cui agli allenamenti mister Negrisolo mi faceva correre per tutto il campo, esercitandomi nella presa alta. Per me era una fatica enorme!

 

Cosa pensi del ruolo di allenatore dei portieri all'interno di una squadra? Quali sono gli allenatori con cui ti sei trovato più a tuo agio?

 

- Credo che sia un ruolo importantissimo. Ogni società dovrebbe avere un allenatore dei portieri, in special modo nel settore giovanile. Penso che un portiere si formi tra i 13 ed i 18 anni, oltre quell'età si può solo migliorare grazie soprattutto all'esperienza. Inoltre nelle società professionistiche in cui il tipo di allenamento cambia molto, perchè ci sono molti più impegni (Coppe, Amichevoli, gare di Campionato) e si gioca in media ogni tre giorni, è impossibile pensare di allenarsi con costanza.
Tra i 13 ed i 18 anni ho avuto Negrisolo come allenatore, è lui che mi ha formato e mi ha fatto diventare un portiere vero. I difetti che avevo tra i pali me li ha curati lui, facendomi fare tantissimi allenamenti a ritmi molto elevati...ho fatto molti sacrifici.
In seguito ho avuto la fortuna di lavorare con molti ex portieri, quali Bordon, Vecchi, Nuciari e Copparoni, che mi hanno allenato veramente bene e soprattutto mi hanno saputo dare sempre ottimi consigli.


- Il capitolo della Nazionale si e’ appena chiuso in maniera definitiva con gli ultimi Europei. Oggi a mente fredda cosa ti senti di dire al riguardo? Senti di essere in credito con la fortuna?

- In realtà in cuor mio ci spero ancora... Comunque io credo di aver avuto una grande opportunità nel Mondiale di Francia '98, quando partivo titolare. Purtroppo un infortunio non mi ha permesso di disputare quella manifestazione a cui tenevo moltissimo. In effetti sono stato sfortunato, ma essendo abbastanza fatalista, credo che nel calcio può accadere anche questo e non me la sono presa più di tanto.

- Con la Nazionale non sei riuscito a ottenere molto, ma lo stesso non possiamo dire delle squadre in cui hai giocato...cosa si prova a vincere la Champions League ai rigori nello stadio(l'Olimpico di Roma) in cui sei cresciuto?

- La soddisfazione è grandissima, ma, se devo dire la verità, i miei compagni ed io non ci siamo resi subito conto dell'impresa che avevamo fatto. Solo gli anni seguenti, quando ho capito come è difficile conquistare un posto in Champions League ed arrivare in finale di Coppa, ho compreso a fondo l'importanza di quella vittoria. La Juventus è un club abituato a vincere e la vittoria di un trofeo, anche se importante, viene subito archiviata. Per esempio, la notte in cui abbiamo vinto la Champions, siamo tornati a Torino alle tre del mattino. All'aeroporto non c'era nessuno ad attenderci, non c'erano fotografi e neanche giornalisti, tanto meno i tifosi. Appena scesi dall'aereo, mentre ci dirigevamo verso l'uscita, il pilota ci ha richiamato dicendoci che avevamo dimenticato la Coppa sull'aereo! Incredibile, vero!!
 

 

Perche’ anche quest’anno Angelo Peruzzi ha scelto la Lazio?
Cosa ti aspetti da questa societa’ per questa stagione?


- Ho scelto la Lazio perchè mi sono trovato molto bene in questa società negli ultimi tre anni. Oggi la mia famiglia vive a Roma e sono contento di stare vicino a mia figlia, che studia in questa città.
Ho trovato con il presidente un accordo, che ha soddisfatto le mie richieste e di conseguenza ho deciso di restare. Poi nel calcio di oggi non si può mai sapere. Per restare in una squadra non basta più solo la volontà che ha un giocatore, ci anche sono interessi diversi...se dovessi andare in un altro club non è detto che dipenda solo da me.
Per la Lazio è la stagione della verità, ma sono fiducioso, perchè vedo con quanto impegno stiamo lavorando.

 
- Quando smetterai di fare il portiere, quale sara’ il tuo nuovo “ruolo”?

- Non ho mai pensato cosa farò quando lascerò il calcio! Forse perchè mi piace troppo giocare e non credo di smettere tanto presto..
Se deciderò di restare nel mondo del calcio, mi piacerebbe insegnare il ruolo del portiere ai bambini. E' un mestiere che potrei fare tranquillamente grazie alle mie potenzialità e nel farlo metterei la stessa passione con la quale gioco oggi.

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