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mirante_magliaUn'altra intervista esclusiva de ilportiere.com che ha incontrato il portiere del Parma Antonio Mirante.
Antonio ci ha parlato del suo passato, del presente e dei suoi progetti per il futuro.

 

ILPORTIERE.COM: Quale è, secondo te, la tua maggior dote in campo, ed il tuo maggior difetto?

ANTONIO MIRANTE: forse la maggior dote che possiedo è la tranquillità che riesco a trasmettere ai miei compagni di reparto durante le partite. Una qualità importante che ho cercato di migliorare partita dopo partita. Questo mio atteggiamento apparentemente può essere confuso per scarso coinvolgimento emotivo, ma per i miei compagni risulta essere un arma in più per restare con la giusta concentrazione durante tutta la gara.
I difetti ho cercato di curarli anno dopo anno insieme ai preparatori con cui ho lavorato. Questa stagione ho lavorato in particolar modo sulla struttura fisica che era ancora insufficiente, e devo dire che il lavoro svolto fin'ora ha dato i suoi frutti.

 

A chi devi il merito di essere arrivato oggi ad essere uno dei portieri protagonisti del calcio italiano?

Lo devo sicuramente a tante persone. Sono arrivato ad alti livelli grazie al Parma. Negli ultimi anni, con la Sampdoria avevo giocato poco, il Parma dopo avermi acquistato mi ha dato la possibilità di rimettermi in gioco, quì ho ritrovato la voglia di fare bene, e di giocare a calcio.

 

 

Quale è il tuo primo pensiero all’uscita dal campo dopo una prestazione negativa?

Sono un tipo molto pignolo, vedo l'errore anche quando il giornalista o il tifoso non si accorge o non me lo attribuisce. Comunque dipende dall'influenza che ha l'errore ai fini della gara. La prima colpa che mi do è quella di aver compromesso una settimana di lavoro. Poi però non vedo l'ora di tornare in campo per recuperare e fare bene. Ho subito voglia di riscattarmi.

 


Tra i tanti allenatori che fino ad ora hai avuto, chi, a parer tuo, ha saputo insegnarti di più?

Ho imparato qualcosa di importante da tutti i preparatori che ho avuto. Da piccolo ricordo con piacere uno dei primi preparatori che mi hanno cresciuto, Ernesto Ferrara, un ex portiere che mi ha saputo dare tanto. Poi nella Juventus ho lavorato con Rampulla e Maiani, e loro erano professionisti veri dai quali ho appreso tantissimo. Hanno perfezionato la mia tecnica e mi hanno fatto crescere caratterialmente. Dopo di loro ci sono stati Capece, Etna, e a Siena Anellino, scomparso di recente. Insieme a lui ho affrontato il mio primo Campionato di Serie A.
A Parma ho avuto Di Iorio e quest'anno Senatore. Con quest'ultimo mi sono trovato benissimo, è stata un'esperienza importante, perchè mi ha insegnato la cultura del lavoro. Ero già stato allenato da lui a Sorrento, nel settore giovanile e l'ho ritrovato quì a Parma. A Senatore devo tanto, perchè grazie a lui sono diventato un portiere a 360 gradi; difatti, oltre al lavoro sul campo ho capito che ci sono tanti altri aspetti importanti nella vita di un portiere. Ora sto lavorando con Luca Bucci, mi trovo bene e per lui parla la sua carriera.

 


C’è un portiere italiano o del nostro Campionato a cui ti ispiravi o che ritieni maggiormente somigliante a te come caratteristiche?

Da piccolo ero innamorato di Luca Marchegiani. Mi rivedo molto in lui, come atteggiamento, sia dal punto di vista caratteriale che da quello tecnico. Per me Marchegiani era la perfezione ed è sempre stato un modello. Luca nella tecnica aveva la sua qualità maggiore. Era poco plateale ma concreto ed elegante. Mi piaceva molto anche Taglialatela.

 

 

Quali sono i giovani portieri italiani che ritieni possano un domani farsi strada nel nostro Campionato?

Di giovani bravi ce ne sono diversi; a me piace molto Frison del Frosinone, ma da prendere in considerazione ci sono anche Colombi, Pinsoglio e Russo il nostro 3° portiere al Parma. 
Poi c'è Fiorillo che ho avuto con me alla Samp. Vincenzo possiede ottime qualità tecniche.

 

 

Hai giocato insieme al più grande portiere del Mondo; cosa hai potuto imparare da Buffon e quanto importante per te è stata l’esperienza alla Juve?

Quello alla Juve è stato un anno particolare. Lì ho visto la mentalità dei campioni. Giocatori che venivano dalla vittoria di un Mondiale e si calavano nella realtà della Serie B. Campioni che due mesi prima stavano disputando un Mondiale, e che poi avrebbero vinto, si ritrovavano in B insieme a giovani come me e Marchisio ad affrontare squadre di provincia. Lì ho capito quanto è forte Gigi Buffon e quanta professionalità ci sia in lui. Un ragazzo sempre disponibile, sorridente e tranquillo con qualità sportive ed umane uniche. In Campionato, quell'anno, ha avuto un rendimento incredibile. Credo che non abbia sbagliato nulla...nemmeno un rinvio. Se per me inizialmente poteva sembrare un anno perso, infatti ho giocato solo 9 partite, col senno del poi, ho capito quanto sono cresciuto in quella stagione.

autografo_mirante

 

Quale è il tuo sogno nel cassetto?

Il sogno nel cassetto è sempre stata la Nazionale...debuttare e rimanere nel giro. E' una cosa che sembra si stia avverando, ma c'è molto da lavorare. La convocazione è come l'inizio di un sogno, ma perchè esso duri più a lungo possibile ho bisogno di poter lavorare bene. La convocazione è stata comunque già una soddisfazione che voglio condividere col Parma e con i miei compagni.

 


Cosa vorresti consigliare ai numerosi giovani che leggeranno la tua intervista e che sognano un giorno di diventare portieri forti e famosi come te?

Alla Sampdoria ho avuto un'esperienza negativa. Due anni in cui la mia carriera poteva essere compromessa. Avevo un pò mollato di testa. Poi il mio procuratore, Silvano Martina, mi ha ridato la carica suggerendomi di allenarmi e basta, di ragionare da portiere, chè prima o poi un'altra occasione sarebbe arrivata. Gli ultimi due mesi di Samp mi sono messo sotto a lavorare con la mentalità giusta. E il Parma poi, ha creduto in me. 
Il mio consiglio è quello di imparare a conoscere se stessi, a perfezionarsi il più possibile. Io ho capito questo a 25 anni, ma prima si acquisisce questa mentalità e meglio è.
Il portiere deve cercare di curare tutti i suoi aspetti, sia tecnico tattici che caratteriali. La sua cura non termina con la fine dell'allenamento, va oltre, bisogna lavorare tutti i giorni e con costanza. Il portiere deve essere l'atleta migliore della squadra.

 

 

 

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