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A colloquio con il portiere Francesco Antonioli

Un'altra intervista esclusiva del sito ilportiere.com che ha incontrato il numero uno  Francesco Antonioli che ci ha parlato del suo futuro, del suo passato e di quell'indimenticabile scudetto vinto con la maglia della Roma....

ILPORTIERE.COM: Quanta importanza dai al ruolo di allenatore dei portieri all'interno di una squadra?

FRANCESCO ANTONIOLI: Penso che la figura di allenatore dei portieri all'interno di una squadra sia fondamentale nei settori giovanili, cioè nei periodi in cui il giovane portiere deve sviluppare il gesto tecnico nel migliore dei modi. Un portiere adulto e, comunque, della mia età (ndr 38 anni), ha bisogno, invece, di un allenamento fisico specifico che gli permetta di essere ancora al 100% quando scende in campo.

-Sei solito interessarti a tutto ciò che il tuo allenatore ti propone nelle sedute dui allenamento oppure ti limiti solo ad eseguire le esercitazioni?

Generalmente accetto tutto ciò che il Mister mi propone durante la seduta di allenamento. Non discuto, né mi interesso mai del lavoro del mio preparatore, in quanto parto dal presupposto che un allenatore ne sappia più di me, per esperienza e preparazione. Mi affido, quindi, a lui con la massima fiducia.

Negli anni hai cambiato molti preparatori; tra tutti quale pensi ti abbia insegnato di più?

Tutti e nessuno. Nel senso che ho imparato tanto da tutti coloro che mi hanno allenato e, fortunatamente, nella mia carriera ho trovato sempre validi allenatori. C'è da dire però che “portieri si nasce”. Molte cose le avevo dentro e, l'esperienza maturata negli anni, sono riuscito a metterla in pratica. Tanti portieri riescono anche da soli a tirar fuori le proprie qualità. 

Hai vinto uno scudetto con la Roma, senza dubbio un traguardo difficilissimo; ma cosa ti ha lasciato di positivo e di negativo quell'esperienza e quel rapporto di amore-odio con i tifosi?

Penso che ogni esperienza fatta nella vita ti lasci sempre qualcosa sia di positivo che di negativo. Bisogna solo essere pronti a questo e, fortunatamente, io sono arrivato alla Roma già pienamente maturo e pronto ad affrontare tutte le situazioni, anche le più difficili. Avevo la fiducia del mio allenatore e di tutti i miei compagni di squadra e questo mi bastava per entrare in campo concentrato. I cori contro di me non mi toccavano. Vincere quello scudetto è stata una sensazione bellissima, una grande rivincita.

Quale è stata la soddisfazione più grande che il calcio ti ha regalato, e quale la più grande delusione?

Di soddisfazioni ne ho avute tante. Il periodo vissuto al Milan è la mia prima grande soddisfazione. Lavorare in mezzo a tanti grandi campioni mi ha aiutato. L'impegno e la serietà che quei giocatori mettevano nel lavoro è stato per me un esempio importante. Tale piacevole ricordo, purtroppo, è macchiato dall’episodio più brutto della mia carriera: l'infortunio al crociato, che mi ha tenuto fuori dai campi di gioco per diverso tempo. Recuperata, poi, la forma fisica, da primo portiere della rosa del Milan mi ritrovai ad essere il terzo. La scelta, forse troppo repentina, di andar via da Milano, mi portò ad affrontare a Pisa due retrocessioni, prima di poter tornare a giocare ad alti livelli.

Tra i tuoi colleghi di Serie A e Serie B, quale reputi il più completo?

Ce ne sono tanti di portieri validi, sia in A che in B, ma, sicuramente, dico Buffon.
La maggior parte dei portieri che potrei, inoltre, citare insieme a Gigi sono quelli “vecchi”. Mi sembra che ancora oggi le squadre tendano ad affidarsi alla vecchia guardia, evitando di lanciare i giovani, che vengono prima “gettati nella mischia” e poi dimenticati. Diversamente, ritengo che un giovane portiere dovrebbe fare esperienza in campionati minori prima di approdare in Serie A, e, comunque, dovrebbe essere affiancato da un portiere esperto, che sappia consigliarlo ed aiutarlo a crescere.

Tra i giovani portieri quale, secondo te, è il nuovo Antonioli?

Penso che ognuno ha il suo stile, per cui è difficile stabilire in cosa un portiere somigli ad un altro. Tra l’altro, non mi è semplice giudicare stilisticamente me stesso, ragion per cui non riesco ad indicare un portiere che mi possa somigliare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Finché continuerò a divertirmi, e finché ce la farò, vorrei continuare a giocare. Non ho ancora idea di ciò che andrò a fare in futuro. Mi piacerebbe allenare i portieri....ma i più piccoli.

Che rapporto hai con il Computer? Cosa vorresti consigliare ai numerosi giovani che leggeranno la tua intervista e che sognano un giorno di diventare portieri forti e famosi come te?

Navigo poco e nulla. Non ho un grande rapporto con internet e con il computer. Comunque, il consiglio che posso dare ai tutti questi ragazzi è quello di non esaltarsi mai nei momenti positivi della loro carriera e allo stesso momento di non abbattersi nei momenti negativi. Difatti, bisogna sempre rimanere equilibrati per poter dare il massimo. Da ultimo, voglio dire loro che per fare questo mestiere occorre tanta passione e, “se la vostra passione è questo ruolo, inseguitela fino in fondo”..
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