• Home

Ancora un'intervista de ilportiere.com ad un grande portiere, il numero uno del Genoa, Sebastien Frey.  Il francese, tra i portieri più conosciuti del nostro Campionato e in Europa, ha parlato del suo passato, del presente e dei progetti futuri.

ILPORTIERE.COM Nella tua famiglia siete tutti calciatori. Oltre a tuo fratello, anche tuo nonno e tuo padre hanno giocato a calcio. Scelta quasi obbligata quindi. Quanto ha contato questo nel tuo percorso e cosa avresti fatto se non fossi diventato un portiere professionista?
SEBASTIEN FREY Per fortuna non sono mai stato condizionato dai miei parenti. E' importante secondo me che la famiglia non ti obblighi a tutti costi a fare qualcosa che non senti dentro: io per esempio prima giocavo a tennis e nessuno mi ha spinto verso il pallone. Quando poi ho iniziato anche il calcio, me ne sono innamorato: mi piaceva l’idea di essere più vestito degli altri, perciò’ ho scelto subito di andare in porta.
 
Hai esordito giovanissimo in Francia e sei arrivato molto presto qui in Italia: come è stato l’impatto a 18 anni con una realtà diversa dalla tua?
 
E’ vero, a 17 anni ho esordito nella Serie A francese, è stata un’emozione incredibile! Alla fine di quella stagione (estate 1998, ndr) sono approdato all’Inter e per me, giovane promessa, è stato magico potermi allenare con Ronaldo, Djorkaeff, Zamorano e soprattutto Pagliuca. Ho subito capito che se volevo diventare un grande giocatore, quello sarebbe stato solo l’inizio di un lungo percorso.
 
 
Dopo l’Inter, hai girato parecchio: Verona, Parma, Fiorentina e ora il Genoa. Tra queste piazze, c’è una città che ti ha toccato il cuore più di un’altra?
 
Tutte le squadre dove ho giocato hanno un significato importante per me. All’Inter, come ho detto, ho avuto l’impatto con i fuoriclasse, a Verona ho dimostrato che in questo campionato ci potevo stare e potevo crescere; a Parma ho avuto modo di lavorare con un grande club che però conserva la serenità e la pacatezza, cosa rara nel calcio. Firenze e la Fiorentina sono stati senza dubbio fondamentali per il mio salto di qualità. Sono diventato “grande” attraverso la Champions League e il gruppo meraviglioso che abbiamo creato nel tempo. Genova rappresenta una scelta di vita, perché comunque sono sempre vicino ai miei figli che stanno a Forte dei Marmi; e anche perché credo molto nel progetto di Preziosi. In questi anni il Genoa ha saputo fare grandi passi e mantenersi competitivo nonostante le difficoltà (leggi: la scorsa stagione, ndr).
 
Ora tocchiamo un aspetto determinante della tua vita privata: sei diventato Buddista anche grazie a Roberto Baggio. Come si concilia una pratica intensa come questa con la tua professione?
 
Non è cosi complesso come sembra, basta dare continuità a quello che facciamo. E’ una filosofia di vita che mi ha permesso di capire tante cose, quali siano le priorità nella vita, quali siano i veri problemi nel mondo di oggi; e soprattutto che il mio obiettivo è trovare una perfetta armonia con me stesso, per potere fare stare bene le persone che mi stanno vicine (figli, famiglia e amici).
 
 
Come vedi te stesso dopo aver appeso i guanti al chiodo? 
 
Sinceramente porto troppo rispetto per il lavoro che faccio per pensare al dopo (per me vorrebbe dire che mentalmente sono quasi arrivato alla fine della carriera). Voglio dedicarmi al 100% a quello che faccio e pensare solo al calcio finché avrò gli stimoli giusti e soprattutto finché mi divertirò.
 
 
C’è un modello di portiere che ti ha fatto sognare nella storia del football, che stimi e al quale ti sei ispirato?
 
Tanti portieri hanno fatto la storia del calcio. Ho sempre cercato di prendere il meglio di quelli che reputavo “grandi”: il carisma di Yashin, la personalità di Schmeichel, l’eleganza di Zoff i piedi di Barthez (ride, ndr).
 
 
Secondo te chi è il più forte al mondo in questo momento?

Per quello che ha vinto in questi ultimi anni, direi Casillas sicuramente.
 
 
 
Tocchiamo il tasto della Nazionale transalpina: hai giocato con la maglia del tuo Paese, sia in Under 21 che nella rappresentativa maggiore. Poi un giorno hai detto basta. Coltivi in un angolo del tuo cuore il sogno di tornare a vestire quella maglia e riascoltare la “Marsigliese”?
 
Rappresentare il proprio Paese penso sia la cosa più gratificante per un calciatore. Purtroppo sono stato obbligato a rinunciarci, diciamo…il perché ve lo potete immaginare (la polemica con l’ex c.t. Domenech per una mancata convocazione, ndr) ma è ovvio che se un giorno dovesse capitare di nuovo certo non mi tirerei indietro.
 
 
Hai superato le 500 partite in carriera, tra tutte le competizioni: qual è il tuo segreto?
 
Ho sempre dato tutto me stesso a questo lavoro. Ho sempre rispettato il calcio e le sue regole; visto che ora sono un “veterano del calcio italiano” è importante dare l’esempio alla nuova generazione di giocatori, tipo arrivare per primi al campo, essere sempre puntuali su tutto, non fare le ore piccole…
 
 
Quali sono oggi le difficoltà maggiori del ruolo del portiere? Più ambientali o tecniche?
 
Direi forse la stampa, perché credo che il nostro sia il ruolo più complesso in assoluto. Si dice che in Italia tutti siano allenatori, però la figura dell’estremo difensore la capiscono davvero in pochi. Non dobbiamo curare solo la tecnica, la tattica o il fisico. E' specialmente la tranquillità mentale a permetterci di scendere in campo sereni e consapevoli dei nostri mezzi.
 
 
Cosa cambieresti nel calcio? Cosa manca al calcio italiano per essere divertente come, ad esempio, la Premier League?

Purtroppo il problema del nostro calcio è ciò che gli ruota intorno. Troppe polemiche, troppi brutti episodi dentro e fuori dagli stadi. A questo aggiungiamo la crisi economica che contribuisce ad allontanare i tifosi dai campi, la domenica.
 
 
Intervista realizzata in collaborazione con calciatori.com. Si ringrazia Mister Gianluca Spinelli (Allenatore Portieri Genoa) per la gentile concessione
 

Condividi questo articolo