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E' successo nel Campionato di Eccellenza Piemontese. Portiere convocato in extremis, viene utilizzato come punta nei minuti finali e realizza il gol vittoria

Una storia che ha dell'incredibile, uno "sliding doors" con un epilogo degno di un film. E' quanto accaduto al portiere Gregory Moretto, 39 anni, un quasi ex dei campi di calcio.

Il giornalista Andrea Zaniello ha così scritto di lui nelle pagine del quotidiano "La Stampa":

Gregory Moretto, l’eroe che non ti aspetti: classe 1978 e oltre 600 presenze sui campi di categorie diverse. Domenica ha segnato il suo primo gol. In pieno recupero ha firmato il 2 a 1 con cui il Borgovercelli ha piegato 2 a 1 il Pavarolo trovando tre punti fondamentali nella corsa alla salvezza. «Non pensavo sarebbe mai accaduto», scherza lui, visto che è abituato a stare in area di rigore. Ma come portiere e non come attaccante. 
 
E soprattutto da quest’anno con il Borgovercelli la sua carriera aveva preso una piega precisa in cui il campo lo ha visto poco: Moretto sta studiando da allenatore e affianca mister Rampon. In tutta la stagione è stato convocato una sola volta, andando in panchina contro la Pro Settimo, in una gara poi nemmeno finita e sospesa per un guaio all’impianto di illuminazione dello stadio. Nel preriscaldamento Germano si è fermato: per scaramanzia e non restare in 17, Rampon ha portato Moretto in panchina come giocatore. 
 
«Moro, scaldati che entri» gli ha detto in pieno recupero : pensava di usare la stazza del portiere negli ultimi assalti nell’area del Pavarolo. «Stai scherzando?» ha risposto il portiere. Il mister era serio. Dopo 20 secondi, Moretto la combina grossa nel cuore dell’area avversaria: stop di destro e tiro di sinistro in anticipo sul difensore. Gol: è il delirio. Tutti su di lui: «Sono ancora tutto dolorante: per fortuna penso che non dovrò giocare a breve - scherza lui -. Siamo un grande gruppo: se non fosse così, una cosa del genere non sarebbe mai successa». E arrivato a 38 anni suonati si può togliere lo sfizio di dedicare un gol a qualcuno: «E’ per mia figlia Rebecca».

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