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Victor Valdes ripercorre il suo tragico addio al calcio 

29.03.2019

Col Barcellona è arrivato in cima al mondo, ma per tornare sulla terra gli è bastato un attimo: un brutto infortunio lo ha messo fuori dai giochi nel marzo 2014. Oggi l’ex portiere spagnolo allena le giovanili del Moratalaz, ma non dimentica le sensazioni provate quando gli è saltato il crociato contro il Celta…


Per il Barcellona di Pep Guardiola è stato il portiere perfetto: tanta personalità, ottimi riflessi e costanza nel rendimento. Victor Valdes ha fatto il suo senza far rumore e badando sempre al sodo tra tre Champions League alzate, due Mondiali per Club vinti e sei campionati spagnoli chiusi davanti a tutti. Nel gennaio 2018 il portiere ha appeso i guantoni al chiodo. Oggi rompe il silenzio dopo molto tempo per raccontare le emozioni vissute negli ultimi anni di carriera, a cominciare da quel brutto infortunio col Celta Vigo nel marzo 2014 che gli è costato il finale di carriera…

MALEDETTO CELTA – Oggi Victor Valdes allena a Madrid le giovanili della Scuola Sportiva Moratalaz nella Prima Divisione Regionale (il terzo gradino del calcio giovanile sotto la Divisione d’Onore e la Lega Nazionale)… sognando il grande calcio? Un giorno forse. Prima c’è la gavetta e bisogna smaltire ancora le tossine dell’attività agonistica. L’ex portiere ha dichiarato ai microfoni di Deportes Cuatro di aver dimenticato quella serata col Celta Vigo, quando di fatto con la rottura del crociato è finita la sua carriera al Barcellona: “Non ho parlato molto pubblicamente di quel giorno. Mi ricordo uno scricchiolio, un notte fredda al Camp Nou. Ci furono delle polemiche, è arrivato tutto insieme al tema del rinnovo”.

RECUPERO E RITIRO – Arriva, poi, il momento più doloroso dell’intera vicenda:“Il recupero fu una tappa molto complicata, anche per via della mia testardaggine di star solo. Quello che chiedevo a tutti era di lasciarmi tranquillo” Con un rinnovo con il Barcellona che non è arrivato, lo spagnolo ha scelto di vivere un’esperienza in Inghilterra: “Il calcio non mi ha dato le opzioni che poteva darmi. La tappa con Karanka nel Middlesbrough me la sono goduta”. Presa la fatidica decisione di appendere i guanti al chiodo, a mancare, alla fine, sono sempre i rapporti umani: “Lasciato il calcio dopo alcuni anni, mi sono trovato in un mondo nuovo. Ciò che manca di più di quell’ambiente è lo spogliatoio, vedere ogni giorno i tuoi amici, perché non sono solo compagni, sono quasi fratelli”.

PRESENTE – “Il calcio che vivo adesso è molto più tranquillo rispetto a prima, che era per lo più pressione mediatica. Sapevo che era un mondo in cui non mi sentivo molto a mio agio sotto questo punto di vista. Qui a Madrid ho trovato quel piccolo angolo di pace, non posso chiedere di più “. Un uomo ancor prima che un calciatore ed un allenatore, dedito, adesso, a far crescere nel miglior modo possibile i giovani. Il segreto? Sempre lo stesso: “So che a volte il calcio è un mondo difficile, altre volte non tanto. Soprattutto, però, è passione, e questa passione non l’ho persa”.


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