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Il caso del portiere dell'Udinese...

A diciassette anni Simone Scuffet prese i pali dell'Udinese e le luci della ribalta in un'Italia da tempo immemore alla ricerca dell'erede di Gianluigi Buffon. Disse di no all'Atletico Madrid, per restare vicino a casa, per finire gli studi, per non bruciarsi. Solo che la scelta non si rivelò azzeccata, tanto che dopo sedici partite di spessore in Serie A nella stagione 2013/2014, l'anno successivo giocò solo cinque gare tra Coppa Italia e massima Serie prendendo la media di due gol a partita. Lo scorso anno al Como, trentacinque partite e cinquantadue gol subiti, solo quattro partite a porta inviolata, ora è di nuovo tornato a Udine a far panchina. Lo zero nel conto dei minuti giocatori è cifra impressionante, se consideriamo che tre anni fa Scuffet era considerato davvero novello Buffon: nel luglio del 2014 lui stesso, sulle ali di una stagione da sogno, disse "sogno Champions e Mondiale". Anche Dino Zoff, che in quanto a portieri non è uno qualsiasi, ammise che "le basi per diventare erede di Buffon ci sono". Il tempo non gli ha dato ragione ma questo è sempre dalla parte di un ragazzo che ha fatto una scelta da veterano, in quell'estate, ma che la ribalta ha scottato troppo presto. Non bruciato, però. C'è tutto il tempo per volare ancora. Anche se i paragoni con Buffon sono oramai solo un lontano ricordo.

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