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Il portiere della Juve, spiega il motivo per cui è tornato sui suoi passi dopo l'addio alla Nazionale.

Ospite di Tiki Taka, programma in onda su Italia 1, Gianluigi Buffon, portiere della Juventus e capitano dell'Italia, parla a ruota libera della Nazionale, del Milan di Gattuso, del suo futuro, del suo ritiro e di tanto altro: "l successo di Gattuso? E’ un ragazzo che ha studiato che ha delle idee tattiche e giustamente si arrabbia quando lo si sminuisce dicendo solo che è solo grinta e temperamento. Ho incoronato Donnarumma mio erede? Non l’ho incoronato io, ha grandi doti e si è meritato da solo questa cosa con le splendide prestazioni che sta facendo. Sorpreso da Alisson? No, lo è chi non conosce il ruolo del portiere. L’avevo già adocchiato da due–tre anni e mi aveva sempre colpito per la tranquillità con cui gestisce le gare e per come rende semplici delle parate difficili: dà grande sicurezza alla difesa e alla squadra. Un giudizio su Reina? E’ un grandissimo portiere, è determinante e incide tanto nel gioco del Napoli, sia con le parate che con i piedi. Poi ha impatto sulle partite perché ha un grande carisma".
SULL'AVVERSARIO PIU' FORTE - " L’avversario più forte affrontato in carriera? Ronaldo il Fenomeno è stato qualcosa di incredibile e poi quelli erano anni particolari e all’epoca sembrava un extraterrestre che giocava con degli umani. L’addio al calcio di Totti? Lo conosco dall’Under 15 della Nazionale. Abbiamo passato 25 anni di calcio insieme e non dico nulla di nuovo se affermo che lui insieme a Del Piero, Baggio, Cassano e Pirlo sono stati i più grandi talenti in assoluto per quanto riguarda la fase offensiva. Credo che lui abbia sofferto tanto quando ha strappato questo cordone che lo legava alla Roma e questo allontanamento dal ruolo di giocatore. Ma arriva il momento per tutti e bisogna prepararsi a un altro tipo di vita. Questa cosa non è semplice ma è inevitabile. Francesco ha detto che la voglia di giocare ci sarà sempre e questa cosa è normale, soprattutto per lui che è stato un protagonista così importante. Questa cosa ci sarà sempre, anche a 70 anni".
SUL SUO FUTURO - "Cosa farò l’anno prossimo? Niente di particolare. Adesso devo solo concentrarmi su questo finale di stagione. Sono sicuro e sono molto tranquillo su quella che sarà la mia scelta che comunicherò, d’accordo con la società, al momento opportuno. Futuro da dirigente? Ognuno di noi deve seguire la strada che sente dentro e la passione che cresce nella propria anima. Mi auguro di avere un’altra fiamma di passione che mi indichi un ruolo da poter seguire anche in futuro. Per chi vive di emozioni così forti come noi calciatori, lo smettere di giocare è come se fosse la ‘prima morte’ che si subisce. Perché si ferma un’esperienza talmente bella che tutto il resto sembra non avere valore ma poi col tempo ti accorgi che ci sono altre cose che ti fanno sentire comunque importante. Che cos’è la parata? E’ un brivido che ti percorre tutto il corpo, ed è immediatamente riconosciuto dal pubblico che esplode in un boato d’ammirazione".
SULLA NAZIONALE - "Le parole di Di Biagio sulle gare con la Nazionale? Non c’è da aggiungere niente se non che ho un senso di responsabilità e di attaccamento che mi sentivo di dare ancora alla Nazionale in questo momento di transizione. C’è un ciclo di amichevoli delicate, pensavo di andare in vacanza qualche giorno ma penso che quando la nazionale ha bisogno di te, bisogna rispondere presenti e non disertare. Poi da giugno si faranno altri ragionamenti. E’ una forma di fedeltà e un senso di responsabilità verso l’Italia. Sta nascendo una Nazionale nuova e le prime gare non sono proprio tranquille, incontreremo Argentina e Inghilterra e penso che qualche giocatore esperto sia utile inizialmente". (da calciomercato.com)

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