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L'ex portiere era stato condannato per calcioscommesse ma poi assolto in giudizio. Ora verrà risarcito per danno all'immagine.

Il quotidiano La Stampa parla del caso di Alberto Maria Fontana, ex portiere del Novara che era stato travolto dalle accuse, squalificato a 3 anni e mezzo, poi definitivamente assolto. Per il Tar del Lazio ha subito danni d’immagine ed economici
 
La Federazione italiana giuoco calcio dovrà risarcire il danno patrimoniale e di immagine subito da Alberto Fontana, l’ex portiere del Novara prima deferito e squalificato nella vicenda del «calcioscommesse», poi assolto e scagionato da ogni accusa. L’ex numero uno degli azzurri e del Torino ha presentato ricorso al Tar del Lazio per i danni subiti in seguito alla vicenda e il tribunale amministrativo di Roma ha accolto il ricorso. 
 
La vicenda risale al 2010 e fa riferimento a una gara di Coppa Italia, Chievo-Novara, giocata il 30 novembre. Il deferimento di Fontana nasce dalla dichiarazione di un giocatore di un’altra squadra, non presente alla partita, che al Gip di Cremona aveva dichiarato di avere sentito dire che degli slavi avevano offerto 150 mila euro ai giocatori azzurri per perdere; in seguito la testimonianza cambiava e veniva affermato che i 150 mila euro sarebbero stati dati a un giocatore albanese, Shala, in un albergo, e che la somma sarebbe poi stata divisa con altri, tra cui Fontana. Una testimonianza basata sui «sentito dire» e non su prove oggettive, come ha ribadito anche il Tar. La Federazione faceva però scattare la squalifica per tre anni e sei mesi. Gli accertamenti successivi chiarivano che Fontana era estraneo a qualsiasi combine e infatti la sanzione veniva annullata con lodo del Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport il 19 novembre 2012.  
 
Intanto però il portiere aveva subito un danno patrimoniale e di immagine grave: il 19 luglio 2012 veniva sottoscritta la risoluzione del contratto col Novara Calcio, che legava Fontana agli azzurri fino al 30 giugno 2015. Un altro danno patrimoniale è costituito dal mancato prolungamento del contratto per altri quattro anni, in cui Fontana sarebbe diventato dirigente degli azzurri. Una macchia pesante: la squalifica aveva cancellato l’immagine di «calciatore pulito» che il giocatore si era guadagnato in carriera tanto che erano stati fondati dei fan club col suo nome. Il Tar ha considerato legittima la richiesta di risarcimento per il danno patrimoniale ma anche per il danno di immagine. La sentenza del Tar rimarca come «è evidente che la squalifica, con l’eco mediatica che ne è derivata, ha comportato un gravissimo discredito nell’ambiente calcistico e nei rapporti sociali, avendo cancellato la sua immagine di “calciatore pulito” e di “persona pulita”. Si tratta di un discredito che nell’opinione pubblica non viene immediatamente obliterato con la cancellazione della sanzione». La Federazione, dice il Tara, ha squalificato Fontana in modo affrettato, sulla base di semplici indizi, senza alcuna prova oggettiva, come è stato dimostrato. Da qui la condanna al risarcimento e al pagamento delle spese di giudizio

 

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