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L'ex portiere di Roma e Napoli si confessa spiegando il motivo per cui ha lasciato il calcio...e poi un aneddoto su De Laurentiis

“Io sono stato un privilegiato, ho avuto la capacità e la fortuna di giocare fino a 40 ad alti livelli. Ho chiuso la carriera con il Monaco campione di Francia e semifinalista di Champions League. Avevo un altro anno di contratto a Montecarlo, ma la possibilità offertami dalla Roma associata al fatto che non potevo pretendere di giocare per sempre mi ha portato a fare questa scelta. Tutti mi dicevano: “Finché puoi gioca”. E io aggiungo: “Finché ne vale la pena”. Bisogna rendersi conto di quanto tu puoi dare e di quanto puoi ricevere dal calcio. Il calciatore ad alto livello vive un privilegio, quasi un’esistenza parallela. Il calcio giocato non mi manca, perché ho deciso io di lasciare e perché faccio un altro lavoro che mi prende in toto. Però, mentalmente, il passaggio dal campo alla scrivania è duro. Io non ho avuto il tempo di pensarci”.
Oggi faccio il Team manager “E’ la figura cuscinetto tra la società e la squadra. Tutto quello di cui i giocatori e il tecnico hanno bisogno dalla società passa attraverso il team manager. E viceversa. Io svolgo queste mansioni grazie all’aiuto di Gianluca Gombar, un collaboratore preziosissimo”.
Allenatori? Oggi dico grazie a tutti e in particolare al primo, Giorgio Rumignani, che mi ha fatto esordire; a Marcello Lippi che mi ha portato in Nazionale; e a Mazzarri e a Spalletti, tra i più preparati in assoluto. E poi il compianto Gino Di Censo, come dimenticare chi mi ha cresciuto?
Presidenti? Ho avuto un buon rapporto con tutti, avendo problemi con Pozzo e De Laurentiis solo quando ho deciso di andare via: loro volevano trattenermi, io desideravo cambiare aria. C’è quell’aneddoto poi su Inter-Napoli, nella stagione 2009. Ero appena arrivato a Napoli, nel 2009, e il presidente con il suo modo vulcanico manifestò malcontento rispetto alle prove mie e della squadra. Entrò nello spogliatoio di San Siro, stavamo perdendo. E cominciò a prendere di mira alcuni giocatori. “Pierpaolo, che portiere mi hai preso?”, chiese al dg Marino. Mai potevo immaginare che ce l’avesse con me. Non mi sentivo sotto accusa. Ero troppo sicuro delle mie qualità e della mia forza. Fu un episodio, dopodiché per quattro anni solo complimenti. E quando gli ho detto che andavo via, ha cercato di trattenermi. A Napoli ho lasciato un ottimo ricordo”.

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