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Cifre da capogiro per la compravendita di portieri. Alcuni di loro sono arrivati a valere come attaccanti, segno dell'importanza e la considerazione di questo ruolo nel calcio

Un bellissimo articolo del Corriere della Sere sul valore dei numeri uno..
 
Come Gigio, più di Gigio. È la loro estate, l’estate dei numeri uno: costano un occhio della testa, a volte pure due, a volte valgono il sacrificio e a volte no. Prendiamo David De Gea, buonissimo — e nulla più — portiere del Manchester United per il quale José Mourinho ha fissato un prezzo scandaloso, 114 milioni, quattro volte quello che l’affidabile sito specializzato playratings.net considera il suo valore reale: troppi quattrini anche per il ricco Real.

Cifroni, come i 40 milioni che Guardiola ha fatto sganciare al Manchester City per il brasiliano Ederson Moraes, classe 1993, niente di ché fra i pali ma un drago coi piedi, che è poi la caratteristica principale richiesta da Pep ai suoi specialisti. È il secondo portiere più costoso della storia del calcio dopo Gigi Buffon, che la Juventus nel 2001 acquistò dal Parma per 53 milioni. Numeri uno che costano come numeri dieci. Bomber coi guanti, quasi. Il polacco Wojciech Szczesny, rientrato all’Arsenal dal prestito alla Roma, viene valutato 22 milioni anche se il suo contratto scade nel 2018: per il dopo Buffon la Juve ha fatto un’offerta nettamente più bassa, 4,5 milioni, respinta con perdita dai Gunners che non hanno bisogno d’incassare e quindi tengono alto il prezzo. In Italia occhio ad Alex Meret, 20 anni e buon talento: l’Udinese chiede 17-18 milioni, il Napoli ci sta pensando sul serio come investimento per il post Reina.
Un’altra prova della bolla arriva fresca fresca ancora dalla Premier — è chiaro che l’inflazione dei prezzi parte da lì e poi s’allarga fisiologicamente a tutti i mercati europei — dove il 23enne Jordan Pickford, titolare dell’Under 21 inglese, è passato dal Sunderland all’Everton per 34 milioni di euro bonus inclusi: e pensare che l’anno scorso ha preso 50 gol ed è retrocesso da ultimo in classifica. Dice Dino Zoff: «La verità è che in giro non ci sono molti grandi portieri, in tutta Europa siamo in una fase di crisi, per questo i prezzi vanno alle stelle. Ma non mi scandalizzo, mi aspettavo questa impennata: un portiere di alto livello, bravo anche con i piedi, vale come un attaccante. E oggi i club lo hanno capito». In questo senso un pezzo da novanta del mercato globale è in Spagna, Jan Oblak, il formidabile titolare sloveno dell’Atletico Madrid voluto a tutti i costi nel 2014 dal d.s. italiano Andrea Berta che lo pagò al Benfica 16 milioni: il Psg (che sta cedendo Sirigu al Toro, accordo a un passo) ora ne ha offerti 75 ma i materassai tengono duro.
Una cosa è certa, per Oblak l’investimento ha un senso, un po’ come per Donnarumma: Gigio ha soltanto diciotto anni ed è un fenomeno, chi se lo piglia può essere a posto per due decenni, del tutto logico quindi che attorno al suo futuro girino interessi economici enormi. Real, Psg, la Juve stessa: tutti lo vogliono, tutti lo cercano, tutti sono pronti a sganciare un assegno che potrebbe non essere lontano dai 100 milioni nel caso in cui il ragazzo scegliesse alla fine di rinnovare il contratto col Milan fino al 2022. Ieri a Cracovia lo ha raggiunto Enzo Raiola, cugino fidato di Mino: c’è ottimismo, sì, ma l’estate dei numeri uno è appena iniziata.

 

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