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L'ex portiere si candida alla presidenza federale..."Voglio un calcio uguale per tutti"

«Si può quasi sentire il rumore degli occhi che si sollevano al cielo per accogliere la sua candidatura...». Hope Solo, secondo la suggestiva sintesi del San Francisco Chronicle, fa questo effetto a buona parte del calcio americano. Perché la ragazza terribile del soccer è così: naif, esagerata, passionale, forte e fragile allo stesso tempo. In una parola, anzi due: totalmente imprevedibile.
Storico portiere e capitano della Nazionale, all’Olimpiade di Rio Hope ha pensato bene di apostrofare le avversarie svedesi come «codarde». Per questo è stata fatta fuori dal Team Usa e, anche per questo, a 36 anni ha deciso di correre per la presidenza federale nelle elezioni che si terranno il 10 febbraio, con un meccanismo complicato e nemmeno del tutto chiaro agli stessi candidati: «Voglio rientrare in quella che è stata la mia seconda casa da quando avevo 12 anni — dice Hope —: credo di conoscerla bene, con i suoi pregi e soprattutto con i suoi difetti. Voglio cambiarla profondamente: io sono la candidata per il cambiamento».
 
Solo — che prima di candidarsi aveva di nuovo fatto parlare di sé per le accuse di molestie lanciate all’ex n. 1 della Fifa, Blatter: «Mi ha toccato il sedere durante una premiazione» — sfiderà altri sette candidati per la successione del presidente Sunil Gulati, quello che l’ha fatta fuori dalla Nazionale per le sue intemperanze verbali e che a sua volta ha dovuto lasciare: Gulati non si ricandiderà dopo il flop della mancata qualificazione a Russia 2018 della Nazionale maschile, per la prima volta dopo sette partecipazioni di fila, a vantaggio niente meno che di Panama e causata da una sconfitta grottesca contro Trinidad e Tobago.
Negli Stati Uniti, a maggior ragione dopo questo clamoroso incidente di percorso dei colleghi, il soccer è donna: tre titoli mondiali e cinque olimpici sono lì a dimostrarlo, assieme a milioni di ragazzine con i tacchetti. «E io voglio la stessa cosa di sempre: pari opportunità», dice Hope. Ma questa volta non solo nel trattamento salariale tra uomini e donne, una sua antica battaglia già da giocatrice simbolo del movimento. Il suo concetto di «gioco uguale per tutti» stavolta è molto più ampio e politicamente incisivo, perché riguarda l’accesso dei ragazzini al calcio: «Che è troppo caro, per cui i bambini meno ricchi, latinos, afroamericani, ma anche asiatici, nativi americani o bianchi, non sono in grado di permetterselo e così disperdiamo molti potenziali talenti: Pelé e Maradona non avrebbero iniziato a giocare a soccer negli States — è la provocazione di Hope che se la dovrà vedere con due avvocati, tre ex calciatori e due funzionari federali, tra cui la responsabile del marketing che rappresenta la continuità con l’ex presidente Gulati —. Tutto questo è assurdo, perché noi abbiamo i soldi, la diversità e i giocatori per diventare un leader globale anche nel calcio. So che è una questione molto politica, ma non ho paura ad usare la mia voce». E pazienza per chi alza gli occhi al cielo un’altra volta: potrebbe non essere l’ultima. (Fonte: Il Corriere della Sera)

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