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E lo sponsor lascia il club, subito dopo il tesseramento del portiere brasiliano accusato di omicidio e da poco scarcerato.

Un articolo del quotidiano Leggo in cui si spiegabene la vicenda del portiere brasiliano:
Sponsor in fuga dalla squadra di calcio brasiliana Boa Esporte, che venerdì scorso ha annunciato di voler tesserare l'ex portiere del Flamengo Bruno Fernandes de Souza, condannato in primo grado a 22 anni di reclusione per l'omicidio della sua amante, la modella Eliza Samudio, il cui cadavere venne poi dato in pasto ai cani. La holding Gois & Silva e le aziende Nutrends e Cardiocenter, principali sponsor della squadra di serie B che milita nel campionato di Minas Gerais, hanno annunciato che interromperanno i contratti se sarà tesserato Bruno, la cui presentazione ufficiale è prevista per domani. «Vogliamo ribadire chiaramente il nostro ripudio a qualsiasi tipo di violenza contro le donne e a qualsiasi altra forma di violenza», ha fatto sapere attraverso un comunicato il gruppo Gois & Silva, che domenica scorsa aveva invece difeso la scelta di Bruno. «È stato scarcerato dal tribunale, merità una nuova possibilità», aveva detto l'imprenditore Rafael Gois.
Ma le critiche sui social network di migliaia di tifosi, soprattutto donne, devono aver consigliato un ripensamento. Nutrens e Cardiocenter si sono dette pronta a rescindere unilateralmente il contratto di sponsorizzazione con il club mineiro. «Non siamo d'accordo con l'ingaggio di giocatori che non rappresentano i nostri ideali», hanno fatto sapere. Bruno, 32 anni, che prima di essere arrestato era nel giro della nazionale, era in carcere dal 2010 ed è stato scarcerato lo scorso 24 febbraio, in attesa del processo di appello. Il calciatore è stato condannato in primo grado a 22 anni e tre mesi di reclusione per omicidio, sequestro di persona e occultamento di cadavere. I giudici hanno stabilito che Bruno fece uccidere nel giugno del 2010 la sua ex amante, con la quale ha avuto un figlio, da un suo amico d'infanzia con la complicità di un ex poliziotto.

 

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