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La storia di Roberto Anzolin, ex portiere della Juventus, morto ieri all'età di 79 anni. Giocò anche con la maglia della Nazionale

Lutto nel mondo del calcio italiano e vicentino. E' morto la scorsa notte, all'età di 79 anni, Roberto Anzolin, ex portiere, tra le altre, di Marzotto Valdagno, Juventus e Lanerossi Vicenza. Nato proprio a Valdagno (Vicenza) il 18 aprile 1938, giocò nel Marzotto, anche in serie B, dal 1956 al 1959, per poi passare al Palermo (due campionati) e quindi alla Juventus dove militò per nove anni consecutivi, dal 1961 e il 1970, durante i quali collezionò 310 presenze, vincendo uno scudetto e una Coppa Italia. Nella stagione 1970-1971 disputò un torneo di serie A con l'Atalanta, per poi tornare nel Vicenza, al Lanerossi, allora nella massima serie, dove disputò due tornei, sino al 1973: fu il "secondo" di Adriano Bardin.
Ebbe anche la gioia di disputare una partita con la nazionale A (dove era "chiuso" da Enrico Albertosi), contro il Messico il 29 giugno 1966: pochi giorni dopo, fu tra i convocati per il campionato del mondo di Inghilterra 1966, dove però non giocò. Concluse la carriera tra i dilettanti: dopo aver smesso di giocare, il Valdagno (il cui presidente era all'epoca suo cognato) lo volle in sostituzione del portiere infortunato, giocando 26 partite nel campionato veneto di Promozione 1984-1985, e subendo solo 4 reti all'età di 46 anni. Restò poi nel mondo del calcio, aprendo una scuola calcio, sempre a Valdagno, dove ha allenato anche nelle giovanili. Durante gli anni di militanza alla Juventus sposò Gabriella, anche lei originaria di Valdagno, da cui ha avuto due figli. (il gazzettino/Vicenza)

Il Giornalista Tony Damascelli lo ricorda così:

Si può vincere, con un gol di Sivori, al Chamartin di Madrid contro il Real di Puskas, Gento e Di Stefano e rischiare la retrocessione, finendo quintultimi in campionato. Capitò a Roberto Anzolin che ha lasciato questa vita all'età di settantanove anni. Un portiere essenziale ed elegante, soprattutto un uomo educato, dava del lei ai suoi compagni di squadra più illustri, Charles e Sivori, un veneto di Valdagno dalle rare parole, passato dal mitico Marzotto al Palermo e quindi, nel '61 a una Juventus sbandata e presa in mano da Umberto Agnelli. Sei anni dopo sarebbe arrivato lo scudetto, all'ultima giornata, l'Inter battuta a Mantova, la Juventus vincitrice sulla Lazio. Anzolin venne celebrato miglior portiere. L'anno prima, nel mondiale inglese, fu convocato da Fabbri al posto di Negri, infortunato. Anzolin si rifiutò di rispondere, non gli garbava il modo, venne convinto ad accettare, osservò da turista all'evento coreano, mai volle raccontare quello che accadde prima, durante e dopo. Di lui si ricordano le parate mai plateali, nessun tuffo da spiaggia ma il parabile e basta. E poi la maglia con il collo a V, bianca o quella nera, a girocollo, secondo usi dell'epoca prima che il technicolor imponesse il carnevale contemporaneo. Se ne è andato nel silenzio, come nel silenzio aveva proseguito la sua carriera, giocando fino a 42 anni. Tra i pali del Casale parò di tutto alla Juventus in amichevole, Trapattoni gli domandò perché mai avesse lasciato Torino. Lo aveva liquidato Allodi, spedendolo a Vicenza, Anzolin evitò il dottor Farina con il quale condivideva soltanto l'accento, non lo stile di vita. Ogni tanto qualche figurina lo riportava alla memoria.

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