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Il portiere del Genoa torna dopo l'ennesimo infortunio e da qesta stagione farà il capitano dei grifoni

Il quotidiano ilsecoloxix intervista mattia Perin a pochi giorni dell'inizio del Campionato.
«Ho sempre avuto un carattere fumatino, la mia è stata sana follia. Ma ora ho 25 anni e ho trovato il mio equilibrio. Grazie alla famiglia e alla mia fidanzata Giorgia. Mi sento pronto per fare il capitano. Con l’aiuto dei compagni che sono qui da tanto. Perché in 10 anni di Genoa ho imparato che un leader da solo non può fare nulla, se non ha intorno un gruppo forte che lo aiuta». Mattia Perin si è messo alle spalle tre gravi infortuni, gli alti e i bassi di una carriera da portiere partita da promessa e arrivata fino alla Nazionale. Da titolare del Genoa e capitano designato.
Mi vengono in mente due episodi, quelli che mi hanno cambiato la vita. Il tiro di Pepito Rossi, in quel momento ben pochi credevano in me. Pensavano fossi troppo acerbo, per fortuna lo staff tecnico di allora ebbe fiducia in me, in particolare Gianluca Spinelli. E poi la parata su Pellissier in una gara con il Chievo che vincemmo 2-1 in casa. In quel momento mi scrollai di dosso tutti i problemi e la maglia che portavo sulle spalle mi sembrò di colpo molto meno pesante. Cancellai timori e paure, da lì è cominciata la mia carriera».
«Ho insistito per fare il capitano perché ho fatto il vice per diversi anni, ho indossato la fascia per la prima volta a 21 anni. Ringrazio il mister per la fiducia, mi sento pronto per essere punto di riferimento, per essere trascinatore ed esempio. Ma fin dai tempi del mio primo capitano, Marco Rossi, ho capito quanto sia fondamentale avere un gruppo unito e forte. Qui conto sull’aiuto di ragazzi di esperienza come Veloso, Rigoni, Gentiletti, Palladino e Bertolacci. Ne ricordo alcuni, senza fare torto agli altri. Conoscono il Grifo, sanno cosa significa».

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