• Home

Lev Yashin è stato il miglior portiere della storia della Russia. Vinse anche il Pallone d'Oro...

La Fifa ha svelato il poster ufficiale dei prossimi Mondiali in Russia. È stato realizzato dall’artista Igor Gurovich (fa parte del gruppo Ostengruppe), è ispirato a un’estetica sovietica e raffigura, naturalmente, Lev Yashin. Il Ragno Nero è, ancora oggi, l’unico portiere ad aver mai vinto il Pallone d’oro, e nella sua carriera calcistica (è stato anche un giocatore professionista di hockey su ghiaccio) ha vinto un Europeo, nel 1960, e una Olimpiade, nel 1956. Yashin giocò quattro edizioni del Mondiale, dal 1958 al 1970, e tuttavia il legame tra i portieri e la Russia, o, ancora prima, l’Unione Sovietica, è profondo e unico, differente da quello degli altri Paesi del mondo, e va anche oltre i record dell’ex numero uno della Dinamo Mosca.

 
 La vita di un portiere ha molto spesso una nascita casuale, accade. E’ epifania o imposizione, casualità o mancanza di alternative, quasi mai consapevolezza. Non contano corporatura o tecnica, non solo almeno, c’è dell’altro, sempre. Per Yashin quell’“altro” fu Vladimir Cecerov, ex campione di tennis tavolo, poi soldato nella Seconda guerra mondiale, infine allenatore, per passatempo, della squadra di calcio della fabbrica per la quale lavorava il giovane Lev. “Eravamo una dozzina di adolescenti male allineati ai bordi del campo sportivo della fabbrica – ricorda nella sua autobiografia il portiere russo –, eravamo arrivati allo stadio direttamente dallo stabilimento, vestiti come capitava. (…) Passando in rassegna quella strana truppa, un uomo misurava ognuno di noi con uno sguardo veloce, e gli assegnava immediatamente un ruolo nella squadra. Quando venne il mio turno l’uomo mi disse: ‘Tu giocherai in porta’. Forse avrei dovuto oppormi, chiedermi cosa avessi io che non gli piaceva, perché voleva farmi questo torto. (…) Invece non stetti a spiegare né a chiedere né a obiettare. Se devo stare in porta, starò in porta, l’importante è giocare, pensai”. In porta nonostante piedi delicati, corsa, forza fisica e anni di calcio nei cortili di Mosca come attaccante e goleador, come ricordano nel loro recente saggio “Yashin. Vita di un portiere” (Il melangolo, 232 pagine, 12 euro) anche Mario Alessandro Curletto e Romano Lupi, che hanno ripercorso storiograficamente la carriera prima in campo, poi come ambasciatore dello sport sovietico, del portiere russo.
 Per Yashin quella scelta casuale, immotivata, divenne missione, obiettivo, ragione di vita: “Dimostrare a tutti di essere il migliore nonostante quello non fosse il ruolo che avrebbe voluto ricoprire”, dice al Foglio Jonas Bauzha, lituano, ma sovietico di nascita, 72 anni, 30 dei quali lontani dall’Urss prima e dalla Russia ora per problemi politici, un passato da portiere, quasi mai titolare, tra Cska, Spartak e Dinamo Mosca (qui vice di Yashin per due anni) e un presente da pensionato nel trevigiano, dopo diversi decenni passati a insegnare a parare ai ragazzi della zona.
 
“Yashin è per tutti il Ragno nero, soprannome azzeccato per la sua capacità di tessere tele insuperabili per gli attaccanti avversari, ma per noi, suoi compagni, era altro”, sottolinea Bauzha: “Era un anatema contro la sconfitta, un pezzo di legno in mezzo al mare al quale aggrapparsi se nella tempesta la barca scuffiava e ci si ritrovava in balìa delle onde”. Con la Dinamo Mosca Yashin rimase imbattuto per 207 volte in 326 partite, parò 86 rigori su 138, riuscì a vincere 5 campionati dell’Unione sovietica e 3 Coppe nazionali, un bottino straordinario se si considera che nella squadra del ministero dell’Interno giocavano solo una minima parte dei calciatori che componevano la rosa dell’Urss, divisi invece tra lo Spartak Mosca, la squadra del sindacato operaio, e la Cdsa (ora Cska) Mosca, quella del ministero della Difesa. Numero 1 della Dinamo, numero 1 della Nazionale sovietica. Difese la porta della rappresentativa dell’Urss dal 1954 al 1967 per 78 volte, settimo calciatore di ogni epoca per numero di presenze e con l’Armata rossa il Ragno nero vinse l’oro olimpico nel 1956 e il Campionato europeo del 1960, fu secondo a quello del 1964, quando l’Urss venne sconfitta nella finale di Madrid dalla Spagna franchista di Suárez, Iribar e Amancio, in una sfida nella quale il carattere sportivo e calcistico era sormontato e messo in secondo piano da quello politico.
 
Non sono i titoli di squadra però ad aver reso mitica la figura di Lev Yashin. “Le vittorie danno fama, ma per la gloria serve altro, serve un’impresa eccezionale, realizzare qualcosa di mai visto”, scrisse nel 1948 l’inviato della Gazzetta dello Sport al Tour de France, Emilio De Martino, a proposito della seconda vittoria di Gino Bartali nella corsa francese a dieci anni dal primo successo. Un’impresa come quella che compì Lev 15 anni dopo quando nel 1963 conquistò il Pallore d’oro, il massimo riconoscimento calcistico individuale. Mai nessun altro portiere infatti è riuscito a conquistarlo dal 1956, anno in cui il premio venne istituito a oggi. (Da IL FOGLIO)

K2_SOCIAL_SHARING