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Con Olsen la Roma ha fatto un passo indietro trai pali 

17.12.2018

Dopo Szczesny e Alisson, i giallorossi hanno puntato su un giovane di qualità ma dalla poca esperienza...


Un articolo della redazione di goal.com in cui si spiega bene la differenza tra il presente ed il passato tra i pali della Roma.

 

Quella di Olsen è stata sin qui un’avventura alla Roma condita da alti e bassi. Il portiere svedese non ha ancora raccolto l’eredità di Alisson.

Quando la scorsa estate la Roma lo prelevò dal Copenaghen per sostituire un campione di livello internazionale come Alisson, furono in molti a chiedersi se Robin Olsen avesse le qualità per non far rimpiangere il brasiliano.

L’attuale portiere del Liverpool era infatti reduce da una stagione strepitosa nella quale non solo era risultato spesso decisivo trascinando con le sue parate la compagine giallorossa alla conquista delle semifinali di Champions League e del terzo posto in campionato, ma nella quale si era imposto come uno dei migliori al mondo nel suo ruolo.

Prelevando Alisson dall’Internacional, la Roma aveva di fatto avuto l’intuizione giusta per sostituire Szczesny, altro estremo difensore che oggi è considerato tra i migliori nel panorama calcistico mondiale, cosa che le ha permesso per tre stagioni di garantirsi tanta qualità e continuità tra i pali, unite ad un eccellente numero di interventi decisivi.

Oggi la storia è cambiata. Nelle sue 15 partite giocate in campionato con la maglia giallorossa, alle quali vanno aggiunte 5 di Champions League, il portiere svedese ha alternato cose buone ad altre decisamente deludenti. Il punto più basso della sua sin qui breve esperienza capitolina, l’ha certamente toccato domenica sera quando, prima ha commesso una papera clamorosa in occasione del goal del momentaneo 0-1 di Piatek (palla sotto le gambe e lentezza disarmante nel reagire), poi è stato salvato dal VAR quando al Genoa è stato annullato per fuorigioco millimetrico un goal di Lazovic in occasione del quale lo svedese aveva commesso un errore altrettanto grave.

Mentre quindi il Liverpool sogna con Alisson (Klopp nei giorni scorsi ha detto “Se avessi saputo che era così bravo, lo avrei pagato il doppio”) e la Juventus si gode uno Szczesny che è stato capace di raccogliere l’eredità di una leggenda come Buffon senza troppi affanni, a Roma ci si interroga sulle effettive capacità di Olsen.

La sensazione è quella che, dopo aver goduto dell’apporto di due tra i migliori portieri del pianeta, la Roma sia tornata a portieri del livello di Pelizzoli, Doni, Stekelenburg e la meteora Goicoechea, ovvero estremi difensori potenzialmente di buon livello ma non campioni capaci di fare la differenza nell’arco di una stagione e a volte inclini alla 'giornata no'.


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