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La rinascita dei Portieri italiani 

01.03.2019

Donnarumma, e gli altri Numeri Uno nostrani che militano in Serie A, si prendono la rivincita sugli stranieri


Un bellissimo, quanto dettagliato, articolo de foxsport in cui si parla della rinascita dei portieri italiani..

All'inizio della stagione, proprio mentre Roberto Mancini diramava le prime convocazioni per la sua nuova Nazionale, in Italia ci si chiedeva quali sarebbero stati gli eredi designati di Gianluigi Buffon. Che sostituire un simbolo come Gigi non sarebbe stato facile era da immaginare, perché il suo ventennio passato a difendere i pali degli Azzurri non si può certo cancellare con un colpo di spugna. Occorreva però andare comunque avanti; proprio per questo Mancini è stato chiamato a prendere delle decisioni importanti, sperando che anche dalla Serie A arrivassero indicazioni positive in tal senso.

I portieri italiani ultimamente non se la sono passata benissimo, tanto è vero che - Buffon a parte - negli ultimi anni abbiamo avuto diversi esempi di ragazzi interessanti che poi però, per vari motivi, si sono puntualmente persi. Volendo fare un deciso passo indietro si potrebbe parlare di quanto promettesse Vincenzo Fiorillo, considerato ai tempi uno degli eredi naturali proprio dell'attuale numero 1 del PSG, in passato controllato anche dalla Juventus per diverso tempo prima di perderlo a titolo definitivo. O, più recentemente, c'è stato il caso clamoroso legato a Simone Scuffet, un altro ragazzo che - dopo aver esordito giovanissimo in Serie A - ha deciso di lasciare Udine e l'Italia per trasferirsi in Turchia.

Difficile dire cosa ci fosse nella sua testa quando ha maturato questa idea, ma di certo sappiamo che dopo quel famoso rifiuto all'Atletico Madrid la sua ascesa si è parzialmente arrestata. Con il mezzo fallimento di Scuffet sembravano essere tramontate definitivamente le speranze di vedere un nuovo Buffon. E invece, poco tempo dopo, in un impeto di incoscienza Sinisa Mihajlovic ha deciso di dare il benservito all'esperto Diego Lopez consegnando la porta del Milan a Gianluigi Donnarumma. D'altronde da Gigi a Gigio il passo è molto breve e dura il tempo di una sola vocale, quindi l'investitura - una volta visto questo ragazzone muoversi tra i pali - è diventata naturale.
Donnarumma nuovo Buffon? Probabilmente sì, nonostante le tante difficoltà con le quali, da fresco maggiorenne, ha dovuto misurarsi nel recente passato. L'estremo difensore rossonero ha avuto problemi legati a un rinnovo contrattuale che lo ha fatto prendere di mira dai tifosi, ma oggi il rapporto con l'ambiente si è ricucito e il talento campano si è preso la porta della Nazionale. Quest'anno però non è solo Donnarumma a far parlare di sé: i portieri italiani, dopo anni di quasi anonimato, sono tornati più forti che mai.

È il caso, per esempio, di Salvatore Sirigu: il portiere del Torino è rinato da quando veste il granata e non si contano più i punti che ha fatto guadagnare alla squadra nelle ultime due stagioni. In pochi avrebbero scommesso sul suo rilancio, soprattutto dopo che a Parigi era finito fuori squadra e che, per trovare spazio, è dovuto andare a rifugiarsi in quel di Pamplona, dove ha conosciuto l'onta di una bruttissima retrocessione con l'Osasuna. Rientrato in Francia, ha scelto il Torino e oggi dirige la quarta migliore difesa del campionato. Il suo abbraccio con Moretti, Izzo e Nkoulou dopo la vittoria contro l'Atalanta parla chiaro: Sirigu è un uomo nuovo e se oggi il Torino ha ambizioni europee, deve molto anche al portierone rinato sotto la Mole.

Qualche chilometro più a sud, a Parma, si godono invece la grande stagione di Luigi Sepe, portiere cresciuto nel settore giovanile del Napoli e oggi numero 1 dei Ducali, i quali veleggiano a metà classifica verso una salvezza tranquilla che, da neopromossa, non era affatto scontata. Sepe ci ha messo molto a trovare una sua dimensione: dopo essere passato da Empoli ha fatto il secondo di Pepe Reina al Napoli, ma la voglia di giocare era talmente tanta che la decisione di lasciare la squadra per la quale fa il tifo sin da bambino è stata inevitabile.
La sua grande stagione è testimoniata anche dal primo posto nella classifica delle parate, dove Sepe guarda tutti i colleghi dall'alto dei suoi 107 interventi. Uno in più di Marco Sportiello, portiere del Frosinone costretto a raccogliere tantissimi palloni in rete nonostante le 106 parate effettuate fino a oggi. La sua crescita, che però non va di passo con quella ciociara, gli permetterà di rientrare a Bergamo in estate, dove si dice possa giocarsi il posto da titolare con Berisha.

E i giovani? Ne abbiamo tanti e sono tutti molto forti. La prima menzione è obbligatoria e ovviamente riguarda Alex Meret. Il ragazzino cresciuto nel vivaio dell'Udinese ha bruciato le tappe e gode di ottima stima tra gli addetti ai lavori, basti pensare che già ai tempi dell'esordio di Scuffet si parlava un gran bene di lui. Dopo due ottime stagioni alla Spal, dove è stato valorizzato da Leonardo Semplici, ha lasciato a titolo definitivo Udine per accasarsi al Napoli, dove dopo un primo periodo passato in infermeria ha preso il posto di Ospina. Il tutto a 21 anni.
Gli stessi di Emil Audero, riscattato pochi giorni fa dalla Sampdoria per 20 milioni di euro. L'ex portiere della Juventus è passato a titolo definitivo ai blucerchiati che, in questa prima metà di stagione, sono stati salvati più volte dagli interventi di questo ragazzo di origine indonesiana. La scorsa stagione giocava a Venezia ed è stato eletto come il miglior estremo difensore della Serie B, aiutando l'allora squadra allenata da Filippo Inzaghi a salvarsi agilmente.

Lo stesso obiettivo raggiunto in A dal Cagliari con Alessio Cragno, toscano di Campiobbi e uno dei migliori interpreti di questa Serie A. Lui, che in estate rischiava di essere venduto, ha trovato la fiducia dell'ambiente sardo dopo anni passati a girovagare la penisola dividendosi tra Brescia, Lanciano e Benevento. Considerato uno dei portieri del futuro, "l'uomo Cragno" è già stato chiamato in Nazionale in occasione della Nations League e pare essere molto stimato dallo stesso Mancini. Che, mai come oggi, può dirsi soddisfatto di tanta abbondanza nel ruolo: anche senza Buffon, possiamo ancora cavarcela.


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