logo 2018 rev2 def

All'Inter è scoppiato il caso Toldo 

07.10.2005

Chiarimento tra il presidente Facchetti e il portiere: "Non volevo essere polemico". Ma il procuratore D'Amico: "Francesco resta coi nerazzurri. Per ora".
È durata un'ora e mezza la riunione a Palazzo Durini, la sede dell'Inter, tra il presidente nerazzurro, Giacinto Facchetti, e Francesco Toldo, che nei giorni scorsi era stato critico verso allenatore e società in un'intervista a Sky. "C'è stato un chiarimento tra la società e il giocatore - ha detto Facchetti all'uscita - ma sono cose nostre e rimarrano tali. Nel pomeriggio, poi, ci sarà un ulteriore chiarimento alla Pinetina tra Toldo e Mancini".
"Ho parlato con il presidente Facchetti e l'allenatore Mancini e da questo chiarimento è emersa la volontà di lavorare per il bene della squadra". Questa la dichiarazione ufficiale del portiere diffusa in serata sul sito dei nerazzurri: "Ribadisco che da parte mia - aggiunge il portiere nerazzurro - non c'è mai stata l'intenzione di minare la tranquillità dell'ambiente. Mi è dispiaciuto molto che qualcuno abbia travisato le mie dichiarazioni, così da farmi apparire polemico, cosa che non è nella mia natura".
Ha parlato anche l'agente del portiere, Andrea D'Amico: "C'e stato un chiarimento sereno con la società. Le parole di Toldo, comuque, non volevano essere assolutamente lesive nei confronti della società, dell'allenatore e dei compagni di squadra. Lui rimarrà all'Inter ed è un giocatore dell'Inter per ora". Questo vuol dire che a breve cambierà destinazione? "Ho detto 'Per ora' perché quando si parla di mercato si deve sempre dire per ora". All'incontro era presente anche il direttore dell'area tecnica interista, Marco Branca


06/10/2005. Un'uscita fuori tempo, dunque completamente sbagliata: Francesco Toldo avrebbe fatto meglio a rimanersene tranquillo in panchina. Perché le sue critiche a Mancini, Julio Cesar e agli altri compagni del reparto arretrato, giuste o infondate che siano, si sono abbattute giusto dopo la mazzata Juve. Come dare l’ultima spintarella a chi è in bilico sul burrone. Scegliendo un altro momento magari avrebbe potuto destare un’attenzione benevola, così invece ha solo ottenuto di mandare in bestia colui che decide chi gioca e chi rimane a guardare nonché di acuire l’amarezza di Moratti. E domani dovrà rimettere piede in uno spogliatoio fattosi per lui incandescente.
Roberto Mancini ieri mattina era furibondo. Quando Toldo dice di sentirsi vittima di pregiudizi più che di scelte tecniche, e che a inizio stagione gli era stata prospettata un’altra situazione è ovvio che un allenatore non possa far finta di niente e passarci sopra. In realtà già nella passata stagione Mancini aveva messo Toldo sulla graticola inserendo in determinate circostanze prima Fontana e poi Carini. L’arrivo di Julio Cesar, portiere del Flamengo e della nazionale brasiliana e non il pivello dipinto da Francesco (che dimentica come i vari Bordon, Zenga e Frey, abbiano giocato nell’Inter in età giovanissima) ha chiaramente fatto intendere a tutti che l’orientamento di Mancini era quanto meno quello di scatenare un duello iniziale eleggendo poi a titolare colui che lo avesse convinto maggiormente. Beh, in quest’ottica la rinuncia alla tournée inglese da parte di Toldo si è rivelata un clamoroso autogol: concedendo al rivale una ribalta immediata e significativa, è come se avesse rinunciato alla lotta.
E difatti proprio in quelle quattro partite il rivale brasiliano ha ottenuto l’incoronazione. Detto ciò è normale e comprensibile che uno con la carriera di Toldo non si senta inferiore a Julio Cesar. Però per farlo presente nel tentativo di indurre Mancini a concedergli qualche chance, avrebbe dovuto seguire altri percorsi. Così si è cacciato in un vicolo cieco perché adesso di sicuro non metterà più piede in campo. E se «dietro» non ha una squadra pronta a rilevarne il contratto in gennaio, restare fermo fino a giugno, quando sarà libero di accasarsi altrove, non sembra una scelta vincente.
Da ieri Toldo è un isolato, questo appare scontato. Nei primi colloqui di Mancini con Oriali e Branca si era subito affacciata l’idea di una punizione esemplare, poi rientrata in attesa di un necessario, indispensabile confronto di spogliatoio. Un po’ tutti hanno convenuto sull’esigenza di gestire il caso evitando reazioni impulsive perché gli interessi della squadra devono comunque essere tutelati, al di là del normale risentimento dell’allenatore.
Mettere Toldo fuori rosa, che poi è il primo provvedimento ipotizzabile in queste situazioni, vorrebbe dire indebolire il patrimonio tecnico. Infliggere al portiere una memorabile sanzione economica pare non sia possibile in assenza della firma sotto il documento che regola i rapporti interni tra giocatori e società, documento che finora nessuno avrebbe sottoscritto. Certo è che Massimo Moratti mai si sarebbe immaginato di ritrovarsi in ottobre dinanzi a un nuovo problema portieri. Già a fine stagione si era scagliato contro Mancini il mite Alberto Fontana, adesso si è sfogato Toldo e tutto si può dire di questo gigante veneto tranne che sia un guerrafondaio. Sullo sfondo, per di più, ci sono i periodici messaggini insofferenti di Adriano. Ricevendo il tapiro di "Striscia", il patron è riuscito a stare simpaticamente allo scherzo. Ma il suo stato d’animo è tutt’altro che lieve


Condividi