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Paura in area di rigore...portieri sempre più a rischio 

22.11.2007

Jurgen Macho, portiere della Nazionale Austriaca ha un nome che ispira solidità. Ma anche lui è finito a terra. Sabato sera, nell'amichevole con l'Inghilterra, Macho ha perso i sensi dopo uno scontro con l'attaccante Peter Crouch. Il medico sociale gli ha salvato la vita, rimuovendogli la lingua dalla gola e facendolo di nuovo respirare. Scampato pericolo, ma Macho(che ha poi lasciato il posto al collega del Siena Alex Manninger) si è salvato perchè gioca ad alto livello e può contare su un assistenza sanitaria veloce e qualificata.
Simone Abate(18enne dell'Anguillara, squadra laziale Juniores) e Pierdomenico Ruggiero (19 anni in campo con il Moiano, seconda categoria campana) non sono stati altrettanto fortunati e sono morti. Morti sul campo per una ginocchiata sul petto rifilata dall'avversario e per il conseguente arresto cardiaco. Andrea Corso (19enne portiere del Gaeta, Eccellenza laziale) è ricoverato all'Ospedale di Latina a causa di uno scontro fortuito con un compagno in allenamento. L'ematoma celebrale ed il trauma all'occhio destro stanno però riducendosi e le sue condizioni sono in via di miglioramento
Tredici mesi fa, sabato 14 Ottobre 2006, Petr Cech, del Chelsea, fu colpito da una ginocchiata da Stephen Hunt, attaccante del Reading. Al ritorno in campo Chec indossò un caschetto protettivo, che non ha più abbandonato, facendone un marchio di fabbrica. Anche Matteo Guardalben è passato per Londra, ma per operarsi dopo un trauma cranico cervicale subito in allenamento con il Vicenza dieci giorni prima dell'infortunio di Cech.
Portieri sempre più a rischio, Quindi? "Io ho subito tre commozioni celebrali e mi è andata ancora bene" dice Luciano Castellini, 62enne ex numero uno di Torino e Napoli, oggi allenatore dei portieri della Nazionale Under 21. "Ma la verità è che morire così su un campo di pallone è assurdo. E' tutto troppo esasperato, una volta c'era più cavalleria, più educazione e forse meno incoscienza. La cosa triste è che non ci si rende conto che si è tutti sulla stessa barca e anche chi esaspera lo scontro rischia di farsi male. Il caschetto?Penso" chiude l'ex 'giaguaro',"che purtroppo sia più che altro una questione psicologica".
Ecco uno dei punti chiave: il caschetto può servire ma non risolve completamente il problema. Nè dal punto di vista comportamentale (troppi scontri possono essere evitati) nè dal punto di vista medico.(.....). Ma se l'area di rigore tornasse ad essere un area protetta e non un'area di caccia, sarebbe già un primo passo.

"Non sono fatti accidentali". Nicola Pavarini, 33 anni professione portiere, ora al Parma, parla per esperienza personale. "E' il 05 marzo 2006. Treviso-Reggina. Siamo appena al 17' del primo tempo. Il risultato è ancora 0-0. L'attaccante del Treviso, Pinga, tira in porta, io respingo e lui, con la palla già lontana, si tuffa e mi dà un calcio in faccia, per ingannare l'arbitro e ottenere il rigore. L'ha anche ammesso, fa un gesto sleale e chiaramente volontario!Con quel gesto mi ha frantumato la faccia, perchè mi ha colpito violentemente col collo del piede. Mi ha rotto il setto nasale e i denti. Ci sono voluti 4 mesi per riprendermi. Nel frattempo dalla Reggina sono passato al Siena e per un lungo periodo non è stato facile. Non avevo paura, ma dovevo ritrovare una certa confidenza nei movimenti e nelle varie situazioni di gioco. Oggi si vede la differenza rispetto ad un tempo. L'attaccante oggi va alla ricerca del contatto, per rubare la palla, o ancora meglio, per ottenere un rigore. Il problema è che lui ci mette il piede, io ci metto le mani o la faccia: c'è una bella differenza. Il calcio è sempre più veloce, ma soprattutto è sempre più esasperato. E per ottenere un gol o un rigore si è disposti anche a cercare un contatto irregolare. Un tempo l'attaccante saltava sempre il portiere, ora questo accade sempre più raramente.  Bisogna rivedere profondamente il concetto di lealtà. Dobbiamo fare tutti un passo indietro. Perchè ci va di mezzo non solo la nostra carriera, ma la nostra vita".

Il Corriere della Sera (Paolo Tomasselli)

 


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