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E' Julio Cesar il vero Imperatore dell'Inter 

28.02.2009

Un portiere così, merita il Pallone d’Oro. E dire che quando Roberto Mancini aveva affidato ai guantoni di Julio Cesar la porta dell’Inter c’era chi era rimasto alquanto perplesso (in primis Francesco Toldo che, almeno inizialmente, ha accettato a fatica il declassamento a riserva). Anche chi, per esempio Stefano Tacconi, in fatto di numeri uno è un cattedratico: «Inizialmente non mi piaceva, ma è migliorato ed è diventato un portiere vero: gli ha fatto davvero bene venire in Italia». Già e le parole di Dino Zoff suonano come un Oscar: «Quest’anno in Italia è senz’altro il mi­gliore: sta facendo un campionato straordinario. Non so quanti pun­ti Julio Cesar abbia regalato all’Inter con le sue parate, ma avere un portiere come lui dà sicurezza e tranquillità a tutta la squadra e poi ti fa vincere le partite: quella parata sul colpo di testa di Cristiano Ronaldo è stata un capolavoro di reattività». Detto dall’eroe del Mundial spagnolo, un’icona nel ruolo, c’è da arrossire.

ADRIANO, CHE SPONSOR - Se Julio Cesar è un giocatore dell’Inter, il merito è tutto di Adriano che, da buon amico, quando il con­nazionale era in scadenza col Fla­mengo gli ha raccomandato calda­mente di raggiungerlo a Milano dove c’era ( Imperatore dixit) «Il club migliore al mondo col presi­dente migliore del mondo». Così Julio, ha cortesemente detto no al Porto, ha firmato per l’Inter (che aveva ricevuto relazioni entusia­stiche da Luciano Castellini, spedito in Brasile per vederlo all’opera) ed è stato posteggiato al Chievo dove non ha mai giocato, se non con la Primavera perché chiuso da Marcon e Marchegiani che oggi garantisce come l’allora Calimero è ormai «tra i portieri migliori al mondo». Quei quattro mesi sono serviti per conoscere il nostro calcio, iniziare a imparare l’italiano e, soprattutto, vivere senza pres­sioni il trauma dello sbarco in un mondo del tutto diverso da quello in cui era abituato a vivere. Marcon: "Si tuffava con la pancia, ora è il numero 1". L'ex compagno ai tempi del Chievo spiega: "La capacità di lasciarsi scivolare le cose addosso e di non sentire le pressioni lo ha aiutato a diventare così forte".
(Corriere della Sera)
Marchegiani: "Quando era la mia riserva nel Chievo".
L'ex portiere racconta: "Notammo subito le sue qualità di base, ma lui stesso si rendeva conto che era meglio vivere con noi un'esperienza soft, da studioso del nostro campionato, senza gettarlo subito nella rovente mischia per la salvezza. Si allenava sempre con grande serietà, mi colpì la sua forza mentale".
(Gazzetta dello Sport)


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