logo 2018 rev2 def

La rivincita di Mariano Andujar 

23.07.2009

Ricordate quel ragazzo argentino, magro e allampanato, che quattro anni fa difese in qual­che circostanza la porta del Paler­mo, alternando ottime cose a qual­cun'altra un po' meno buona. Bene, dimenticatelo! Oggi Mariano Gonzalo Andu­jar è davvero un'altra perso­na e basta po­co per render­sene conto. Se­rio, sicuro di sé, determina­to e, soprattutto, in grado di farsi comprendere perfettamente da chi gli sta intorno: è lui il nuovo portie­re del Catania, l'uomo che ha con­dotto appena pochi giorni fa i con­nazionali dell'Estudiantes alla con­quista della Coppa Libertadores e che adesso, nell'anno dei mondiali in Sudafrica, è pronto a lavorare sodo anche in rossazzurro, per con­quistare una salvezza e forse anche qualcosa in più.

«E' vero - ammette Andujar - adesso l'italiano lo capisco e lo parlo abbastanza bene. Quando ar­rivai a Palermo, dove è nata mia figlia, rimasi chiuso per due mesi in camera: non capivo e non veni­vo capito. Vero, giocai anche un po', ma in quelle condizioni non è facile guidare la difesa. Adesso ­ prosegue l'estremo difensore ar­gentino - le cose sono cambiate. So­no in grado di farmi sentire, ho un centinaio di partite in più alle spal­le, ho conquistato due scudetti, una Coppa Libertadores e ho debuttato con la ' Seleccion' di Mara­dona. Certo, mi sa­rebbe piaciuto andar­mi a giocare l'Inter­continentale, ma il Catania bussava alla mia porta dallo scorso mese di di­cembre e io dovevo prendere una decisione: sono certo di avere pre­so quella giusta. Non si può avere tutto nella vita».

Andujar indosserà il numero 21 (“l'ha voluto da contratto e gli è co­stato centomila dollari: l'ha com­prato questo numero”, scherza Lo Monaco) e non ha timori reveren­ziali o sfide da lanciare: «Per giocare in Italia tutti i gioca­tori, anche quelli argentini, sono forti e da rispettare, quindi nessun proclama. Il derby col Palermo? Voglio vincerlo, ma non perché si tratta della partita più sentita per i nostri tifosi, ma perché io voglio vincere sempre».

Corriere dello Sport


Condividi