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Federico Marchetti, il futuro è adesso 

20.11.2009

L'ultimo velo se l'è tolto mercoledì sera a Cesena. Ha iniziato la sfida alla Svezia da vice-Buffon, l'ha finita da Marchetti. La partita perfetta del portiere del Cagliari, sul quale Lippi non ha più dubbi (se mai li ha avuti). Predestinato. E finalmente protagonista tra i pali azzurri. «Per me questa era un'occasione importante». Meglio non avrebbe potuto sfruttarla. A giugno in Sudafrica per i Mondiali ci sarà. E ci sarà anche quando il numero uno della Juve lascerà la Nazionale.
Marchetti, il futuro è adesso. «So di avere la fiducia del commissario tecnico, mi godo l'attimo e vivo questa avventura giorno per giorno». Gli occhi lucidi, un po' arrossati, e i capelli lunghi al vento, vento di Sardegna. Nemmeno il tempo di dormire e sognare un'altra serata speciale. La notte è azzurra, il mattino rossoblù. Sveglia all'alba, da Bologna a Cagliari passando per Olbia, ma sotto questo sole è bello ricominciare. Poi c'è il Milan, non proprio un match qualunque, soprattutto per lui che a Milanello avrebbe già uno stipetto prenotato per la prossima stagione, ma questa è un'altra storia ancora, e Marchetti non ha proprio voglia di bruciare le tappe. «Io penso alle cose concrete», taglia corto all'uscita dell'aeroporto di Elmas, davanti al parcheggio dei taxi, una decina di gradi in più rispetto alla notte prima e uno strano silenzio dove è fantastico perdersi dopo dieci giorni vissuti sulla cresta dell'onda.
La Nazionale è il treno dei desideri, corre velocissimo, Marchetti ci è salito sopra lo scorso maggio, e non ha alcuna intenzione di scendere. Terza partita da titolare l'altro ieri a Cesena, forse il primo vero esame di maturità per lui visto che Buffon ha già fatto sapere che dopo Juventus-Inter (in programma il 6 dicembre) si sottoporrà a un intervento chirurgico al menisco e salterà pertanto le prossime amichevoli di marzo. Nel posto giusto al momento giusto. «Sono davvero contento», ammette. «C'era la possibilità di mettersi in evidenza, tra l'altro contro una squadra con una storia prestigiosa alle spalle e mi sono fatto trovare pronto». Nessun paragone con Buffon, però. «Gigi è un fenomeno, chiuso il discorso. Io mi accontento di far parte di un gruppo fantastico e di essere apprezzato».
Sin troppo modesto, il ventiseienne portiere veneto, impeccabile dal primo all'ultimo minuto nell'amichevole della svolta. Pronti via, subito protagonista. Prima chiude la strada a Hysen, poi la porta in faccia a Mellberg. Sicuro nelle uscite, e che personalità ogni volta che schiera la difesa e la carica a mille. «Federico è molto stimato, sia dai compagni sia dallo staff», aveva detto di lui un mese fa circa Gigi Riva, team manager azzurro e mito rossoblù. «Il preparatore dei portieri Bordon lo ha seguito a lungo e adesso stravede per lui, sostiene che è completo. Lo stesso Lippi lo adora, anche per quel suo modo di proporsi. Durante la giornata», aveva poi aggiunto Riva, «dirà sì e no dieci parole, appena indossa i guanti, poi, parla ininterrottamente, urla, richiama all'ordine i compagni e si sente solo lui. Insomma, come entra in porta si trasforma».
Metti un'estate in Sudafrica. «E chi l'avrebbe mai detto», se la (sor)ride Marchetti, già scalpita all'idea di rappresentare l'Italia intera in un mondiale di calcio. «Questa è l'ennesima conferma che molte volte i sogni si avverano, per questo non bisogna mai smettere di inseguirli». Nazionale da capogiro. «E chi la molla più». Marchetti ci è arrivato al termine dello scorso campionato, complici i successi del suo Cagliari. Prima alternativa ad Amelia, all'epoca unico vice-Buffon. Poi la Confederation's Cup in estate, proprio in Sudafrica, ha ribaltato le gerarchie alle spalle del numero uno bianconero. Amelia ha deluso e pagato così a caro prezzo la prestazione contro la Nuova Zelanda (lo staff dei portieri conservava già da tempo qualche riserva). Marchetti è stato quindi promosso, allo stesso tempo è stato ripescato l'attuale portiere del Napoli De Sanctis, terzo della rosa.
«Ogni volta che posso cerco di giocarmi le carte giuste. Sono orgoglioso di vestire questa maglia, così come sono onorato di parare per il Cagliari». E con il Cagliari ora Marchetti proverà a scalare i gradini della serie A. Subito il big match di San Siro per non perdere l'adrenalina della grande sfida. «Affrontiamo una delle squadre più forti del campionato, ma la partita è importante più che altro per la classifica». Concreto, Marchetti, predestinato anche a Milanello (l'amministratore rossonero Galliani ha già ottenuto da Cellino un'opzione qualora il presidente rossoblù decidesse di cederlo), ma aggrappato all'isola che lo ha reso famoso. «Stiamo giocando bene e i risultati ci stanno dando ragione. E sarebbe bello confermarsi a certi livelli». A San Siro un nuovo esame di maturità. Stavolta, però, Marchetti si presenta all'appello con i quattro mori stampati sul petto. FONTE: UNIONE SARDA


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