logo 2018 rev2 def

Inter problema Handanovic. Sempre fermo sui gol.. 

11.01.2021

Il portiere sloveno, ormai, non è più un punto di forza dei nerazzurri...


FRA I COLPEVOLI – Nove dei trentadue (tantissimi) gol subiti dall’Inter in ventitré partite stagionali hanno una cosa in comune: Samir Handanovic fermo a guardare. E sì che i tiri, anche se leggermente deviati come oggi su quello di Lorenzo Pellegrini, non erano né irresistibili né imparabili. La percentuale non sarebbe neanche così alta, ma in altri nove il portiere, pur essendosi mosso, avrebbe potuto e dovuto fare molto di più. Fanno diciotto reti al passivo su trentadue, il 56.25%, in cui le responsabilità dello sloveno sono indiscutibili. Troppe. E in molte altre circostanze è rimasto immobile su conclusioni non certo sorprendenti che, per fortuna, non sono entrate. Inter-Napoli del 16 dicembre, dove è stato oggettivamente il migliore in campo, è l’eccezione stagionale: l’unica volta in cui è stato determinante in positivo.

POCA REATTIVITÀ – Ciò che si nota in maniera chiara di Handanovic è la poca lucidità nelle situazioni. Dovrebbe essere padrone dell’area piccola, invece spesso i cross o gli avversari ci finiscono senza opposizione e peggio ancora senza che lui esca (l’1-1 di Sergej Milinkovic-Savic tre mesi fa ne è un lampante esempio, non l’unico). In più, purtroppo, ci sono altri gol in cui la sua reazione è stata troppo poco efficace con la situazione, ultima in ordine di tempo la rete di Keita Baldé Diao mercoledì. Quello era un tiro centrale, nel quale si è buttato in ritardo e male. Così com’era successo sul pari di Aleksej Miranchuk contro l’Atalanta. E, su uscite e tiri dove è rimasto fermo a guardare, anche nelle scorse stagioni (dove comunque aveva un rendimento generale migliore) era carente.

NEMMENO PIÙ PARARIGORI – Si era detto, all’arrivo di Handanovic nel 2012, che era fra i migliori nel suo ruolo soprattutto per i rigori parati. Bene, in questi nove anni non solo ha peggiorato il suo rendimento generale, ma su questo fondamentale è calato nettamente. Negli ultimi quattro anni, escludendo le serie finali, ha fronteggiato ventiquattro avversari dal dischetto: diciotto volte ha preso gol, in tre il tiro è andato fuori, in una (nel derby di ottobre) Zlatan Ibrahimovic ha segnato sulla ribattuta e quindi ne ha respinti appena due. Nessuno di questi, peraltro, servito a vincere la partita (l’ultimo decisivo è addirittura dell’11 aprile 2015, a Luca Toni). Spesso viene citata questa sua capacità per difenderlo, ma i numeri dicono tutto il contrario. Almeno nel recente periodo.

DATI PESSIMI – Non si chiede certo un portiere bionico, che pari qualsiasi cosa, ma i tiri parabili sì. È quanto nelle dirette rivali fanno Gianluigi Donnarumma, Wojciech Szczesny e persino Pau Lopez, oggi decisivo pur essendo il portiere di riserva della Roma. Handanovic, di certo, in questa Serie A non lo è e i dati lo dimostrano. L’Inter è la terzultima per parate, pur avendo subito ben ventitré gol in diciassette giornate, peggio solo Udinese e Napoli. Sono appena tre le gare con la porta inviolata, peggio hanno fatto solo sei squadre tutte nella parte destra della classifica. Partire 0-1 (o, spesso, 0-2: in otto turni su diciassette le reti al passivo sono state almeno due) è un handicap grosso, difficile da sopperire anche per il miglior attacco del campionato. E in questo Handanovic ha più di una responsabilità.

L’ORA DEL CAMBIO? – Ionut Andrei Radu finora non ha avuto minuti, da capire se ne avrà mercoledì con la Fiorentina in Coppa Italia. Partita da vincere senza se e senza ma. Daniele Padelli, nella scorsa stagione, è riuscito a fare anche peggio di Handanovic quando quest’ultimo era infortunato. Lo sloveno non è certo l’unico responsabile del 2-2 odierno, ma fra i più negativi assolutamente sì (vedi articolo). Non è la prima volta che accade e sono più le volte che è tra i “flop” che tra i “top”. Antonio Conte ha ribadito anche oggi come il mercato sia da dimenticare, e ovviamente non è a gennaio che si prende un portiere, ma per la prossima stagione la dirigenza dell’Inter deve iniziare a pensarci, trovandone uno preferibilmente forte e con esperienza internazionale. Perché, dopo nove anni, non si può certo dire che nel suo complesso Handanovic abbia rimpiazzato degnamente Julio César.


Condividi