logo 2018 rev2 def

Astutillo Malgioglio, l'ex portiere dalle mani d'oro 

15.11.2021

L'ex portiere nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito per il suo  impegno nell’assistenza di bambini affetti da distrofia


La bella notizia è delle ultimissime ore ed è una di quelle notizie che fanno veramente bene. L’ex portiere piacentino Astutillo Malgioglio, oggi sessantatreenne, è stato nominato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (la premiazione avverrà il prossimo 29 novembre al Quirinale) Ufficiale dell’Ordine al Merito per il suo costante e coraggioso impegno a favore dell’assistenza e dell’integrazione dei bambini affetti da distrofia. Un mondo conosciuto dopo una visita presso un centro per bambini celebrolesi nel Natale del 1977 che lo colpì a tal punto da farne la sua ragione di vita.
Quell’anno, nel quale fondò a Piacenza l’associazione ERA77 per il recupero dei bambini distrofici, coincise anche con il suo esordio a difesa dei pali nella massima serie con il Bologna (subentrò al minuto 81 a Mancini) in un Roma – Bologna conclusosi con la vittoria dei giallorossi grazie alla rete di Di Bartolomei. Passato al Brescia, che militava tra i cadetti, vi rimarrà cinque stagioni, conquistando una promozione in Serie A, ma, dopo le incomprensioni con Mario Perani subentrato ad Alfredo Magni, viene messo fuori squadra per scarso impegno anche se il suo impegno non venne mai meno a tal punto d’essere un professionista esemplare. Vestita la maglia della nazionale Under 21 al campionato Europeo del 1980 (fu convocato da Azeglio Vicini come vice di Giovanni Galli al posto di Giuseppe Zinetti coinvolto nel calcioscommesse) e ottenuta nel frattempo la laurea in Medicina, nel 1982-83 difende la porta della Pistoiese in Serie B piazzandosi a ridosso della zona salvezza. Trasferitosi l’anno venturo alla Roma sarà l’eterno secondo di Tancredi per due stagioni la prima delle quali, dopo il secondo posto alle spalle della Juventus campione d’Italia e la finale della Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool, gli permetterà di mettere in bacheca il suo primo trofeo… la Coppa Italia.

Scendendo nuovamente tra i cadetti si accaserà alla Lazio che ritroverà la Serie A anche se la sua permanenza con i biancocelesti, in virtù dei suoi trascorsi sull’altra sponda di Roma, sarà tutt’altro che serena. Quel che, però, inclinerà maggiormente i suoi rapporti con i tifosi laziali, a tal punto da voler smettere col calcio, furono le reiterate offese per il suo impegno nel sociale che ne avrebbe limitato la professionalità in campo. Offese che raggiunsero il culmine dopo una pesantissima contestazione al termine della partita contro il L.R. Vicenza, finita con un rocambolesco 3-4 in favore dei veneti, nella quale la sua proverbiale mitezza venne meno… Sospeso dalla società, che chiese alla F.I.G.C. la radiazione per offesa alla maglia, rescinde il contratto con la Lazio prima del tempo tornandosene nella sua Piacenza per dedicarsi a tempo pieno all’impegno nel sociale ma, pensando di aver ormai chiuso con un mondo dove i buoni vengono spesso derisi, arriva la chiamata di Giovanni Trapattoni che lo vuole fortemente come secondo di Walter Zenga all’Inter. Con i meneghini vi rimarrà fino al 1990-91 mettendo insieme 19 presenze appena (2 delle quali in Coppa U.E.F.A.) seppur conditi dalla conquista di uno Scudetto, una Supercoppa italiana e una Coppa U.E.F.A.

Finita la bellissima avventura in maglia neroazzurra resterà in terra lombarda spostandosi all’Atalanta come secondo di Fabrizio Ferron ma, al termine di una stagione nella quale i problemi fisici lo tormenteranno, appenderà i guanti al chiodo all’età di 34 anni.


Condividi