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Sirigu, il portiere senza profilo...sui social 

02.11.2019

Un portiere "all'antica" che vive senza profili facebook o instagram: "Appartengo alla generazione degli sms"...


 Un bellissimo articolo tratto dal quotidiano "Il Corriere della Sere" che ritrae il portiere del Toro.

 

Non usa profili social, «appartengo alla generazione degli sms». Però Salvatore Sirigu ha un alto profilo e questo ormai è sicuro. È l’uomo del momento, anche se il momento è difficile. È un portiere silenzioso che in campo sa come parlare ai compagni. E nello spogliatoio sa come farsi sentire. Essere l’hombre del partido dopo la partita e il 4-0 in casa della Lazio, può apparire un compito ingrato. Ma lui in realtà non c’entra, anzi. Sul taccuino di queste prime 10 partite gli hanno già segnato 42 parate, non c’è scritto quante siano state decisive, ma il racconto del campionato dice che almeno un paio a partita ci stanno.

Il Torino, fin qui, ha avuto alti e bassi. Più bassi, cinque sconfitte fanno la metà delle partite giocate. Ma ci sono state le vittorie contro il Sassuolo, gli squilli con Atalanta e Milan, il buon pareggio contro il Napoli. Sirigu ha fatto sempre la sua parte, anche qualcosa di più. Nella salute e nella malattia. Mercoledì sera, vero, ne ha presi quattro, davanti agli occhi del commissario tecnico Roberto Mancini. Ma il portiere del Toro ha anche evitato che il passivo fosse così pesante già a metà ripresa. La Nazionale, comunque, non è un problema: la convocazione è blindata, ha appena collezionato la centesima. Pazienza se per il posto da titolare la scelta cade, di solito, su Donnarumma. Quattro stagioni fa lo voleva la Juve, lui disse no: a 28 anni non gli andava di fare il «secondo» a nessuno. L’ultimo derby all’Olimpico per Sirigu non è un ricordo felice: fu costretto a uscire per un problema alla schiena, venne sostituito da Ichazo e un pasticcio tra Zaza e il portiere brasiliano regalò il rigore decisivo alla Juve.

L’ultima sfida allo Stadium finì 1-1 e il pareggio stava stretto alla squadra di Mazzarri. Granata in vantaggio con Sasa Lukic, previsto in campo anche stasera. Era lo stesso Toro, ma aveva un’altra testa. «A testa alta», ha gridato Sirigu all’amico Belotti, nella notte buia, contro la Lazio. Le stesse cose ha ripetuto ai compagni, al fianco del loro allenatore, «un maestro» come lo definisce il figlio della professoressa Sirigu. Serviva dire qualcosa di sensato, il portiere l’ha fatto. Senza guardare nessun compagno dall’alto in basso.


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