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Buffon: "Vi racconto la mia quarantena" 

19.03.2020

Il portiere bianconero parla di sè, bloccato a casa per emergenza del coronavirus...


L'emergenza Coronavirus gli impedisce di parare, ma Buffon il sorriso non l'ha perso. Anzi, l'ha mostrato a tutti in occasione del secondo appuntamento live di "A casa con la Juve", la rubrica impostata dal club bianconero sul proprio canale YouTube per permettere ai propri campioni di raccontarsi in un momento in cui non è possibile vederli sul campo. Dopo Rugani, ecco il portiere classe 1978, che fin qui in stagione ha totalizzato 11 presenze da vice Szczesny e che, nonostante i 42 anni compiuti, non ha intenzione di ritirarsi: "Due anni fa avevo praticamente smesso, poi è arrivato il Psg - ha raccontato - sto continuando a giocare perché mi sento bene e perché ho rispetto per i sogni che aveva il Gigi bambino. Se a sette o otto anni mi avessero detto che sarei diventato un portiere anche solo di Serie C o Serie B, allora mi sarei emozionato e avrei pianto. Devo aver rispetto per quel bambino, è a quell'età che si fa i pensieri più sani e genuini". Il momento per l'Italia non è semplice: "Ma è in queste circostanze che io prospero - ha continuato Buffon - la mia incoscienza mi permette di non stare male. L'essere umano si abitua facilmente ai cambiamenti. Dopo tre giorni di prova con moglie e figli qui a casa, ho trovato i miei spazi e sto bene". E' l'occasione giusta anche per rimettersi ai fornelli. Anzi, in famiglia diventa necessario: "Mi diletto e me la cavo - ha scherzato - quando capita l'esigenza, Gigione comincia a spadellare come sa fare solo lui. La ricetta preferita? Penne al sugo e al tonno, è il mio piatto forte dal 1995, quando giocavo ancora nel Parma".

Calcio e non solo, presente ma soprattutto tanto passato: "Da bambino, di inverno, andavo sempre a Udine dai zii e cugini, juventini matti. Anche io lo ero, alla follia, ma mi ero innamorato di Trapattoni che fischiava e aveva il suo stile. Quando è andato all'Inter, per un attimo ho tentennato perché il mio amore per questo personaggio mi ha fatto simpatizzare per i nerazzurri. Poi è andato via da Milano e ho cominciato a tifare Como, Avellino e infine il Genoa. Questo ti fa capire quanto è importante la figura del campione o dell'allenatore in cui ti imbatti da piccolo". La mente torna poi indietro alla scorsa estate, quando Buffon ha salutato il Psg ed è tornato alla Juve: "Ho vissuto tutto in modo naturale. In Francia ho passato un anno bellissimo, che forse serviva. Ma i contatti con il mondo bianconero, dal presidente ai compagni, ci sono sempre stati. Non ho mai tagliato il cordone ombelicale".
"Ci stiamo unendo come popolo"

Il discorso non può non scivolare sulla battaglia che l'Italia sta affrontando contro il Coronavirus: "Io sono facilitato per la mia condizione economica, vado avanti anche se non lavoro per 30 giorni e ho una casa con un giardino, quindi la quarantena forzata non la vivo male - ha continuato Buffon - per chi vive in un appartamento è complicato e lo capisco. Ma deve vincere il rispetto verso gli altri. Da questa situazione verranno fuori chiavi di lettura molto belle. Ci stiamo unendo come popolo. E' bello anche vivere in una dimensione diversa per noi che siamo abituati a non pensare e a bruciare energie dietro al lavoro e al resto. Siamo abituati a non aver tempo per pensare". Fra film "Il mio preferito è Le ali della libertà", libri "Per la millesima volta sto leggendo Intervista al Potere" e le puntate di Peppe Pig da guardare insieme al figlio, la voglia di tornare in campo è forte: "Cosa è per me l'adrenalina? E' l'energia che ti fa fare delle cose che non pensi e che non dovresti fare. Per esempio in Juve-Inter fa gol Dybala e io lo abbraccio per la troppa voglia che avevo di condividere con lui e i compagni certe emozioni. Non ci pensi in quel momento, anche al costo di fare qualcosa di sbagliato".


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