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Tomas N'Kono. I 65 anni del leone indomabile, idolo di Buffon 

20.07.2020

La storia del portiere che fu' l'idolo di Gigi Buffon...


Quando si pensa a un portiere africano, istintivamente viene alla mente subito lui: Thomas N'Kono, probabilmente il più forte estremo difensore che il Continente nero abbia mai espresso, assieme al suo eterno rivale, Joseph-Antoine Bell.

Un metro e 83 centimetri per circa 80 chilogrammi, il giovane Thomas nasce a Dizangué il 20 luglio 1955 e si innamora presto del ruolo del portiere, per il quale mostra un talento innato fin da adolescente. Ad appena 16 anni, nel 1972, debutta in Prima squadra con il Canon Yaoundé, formazione della capitale del Camerun.

Decisivo per la sua crescita è l'arrivo dalla Jugoslavia del preparatore Vladimir Beara, il leggendario 'Portiere ballerino', considerato uno dei più grandi interpreti del ruolo mai esistito. Beara si trasferisce infatti in Camerun nel 1973, quando N'Kono è appena diventato maggiorenne.

"Durante gli anni ’70 - ha spiegato Thomas di recente a 'L'ultimo uomo' - il governo del Camerun e quello della Jugoslavia avevano degli accordi commerciali e Beara arrivò nel mio Paese come nuovo allenatore della Nazionale. Io avevo 18 anni e avevo ancora una visione molto istintiva del ruolo del portiere. Ero come un chitarrista autodidatta che non sapeva leggere le partiture. Il merito di Vladimir fu di farmi maturare dal punto di vista tattico e tecnico".

"La lingua del calcio è universale. Lui spiccicava un po' di francese, e dopo un po' siamo riusciti a capirci. Gli allenamenti erano massacranti. Ricordo che Beara creò un muro sul quale erano disegnati dei numeri: il mio compito consisteva nell’allenarmi contro quel muro, prima calciando il pallone nel punto in cui era segnato il numero che lui sceglieva, e poi provando a bloccarlo dopo il rimbalzo. In quel modo imparai a bloccare i tiri con una sola mano, una tecnica che poi avrebbe fatto imbestialire il mio allenatore nell’Espanyol, Javier Clemente".

N'Kono, grazie al lavoro con Beara, sviluppa un'agilità impressionante, diventa un gatto fra i pali, dove si distingue per le parate spettacolari e le respinte con i pugni a sbrogliare le situazioni più pericolose. Grazie anche al suo portiere, il Canon vince 5 campionati, il primo nel 1974, l'ultimo nel 1982, 2 Coppe dei Campioni d'Africa, nel 1978 e nel 1980, e una Coppa delle Coppe africana nel 1979. Quando la Nazionale del Camerun si qualifica per la prima volta nella sua storia ai Mondiali di Spagna 1982, N'Kono è già molto famoso nel continente africano, ma di fatto semisconosciuto nel resto del Mondo.

I Mondiali saranno per lui un grande palcoscenico per mostrare le sue qualità. La Nazionale dei Leoni indomabili, inserita nel Gruppo 1 con Italia, Polonia e Perù, infatti, sfiora la qualificazione alla seconda fase senza mai perdere una gara. Sempre con indosso i pantaloni lunghi, particolarità in cui sarà poi copiato dall'ungherese Kiraly, N'Kono prima strega gli attaccanti del Perù (0-0 al Riazor il 15 giugno), quindi cala la saracinesca davanti alla Polonia di Boniek e Lato, infine se la gioca nella terza partita con l'Italia di Bearzot.

Solo un colpo di testa di Graziani riesce a sorprenderlo, ma il portiere del Camerun evita a più riprese il possibile raddoppio azzurro e i suoi compagni riescono a segnare la rete del pari. Finisce 1-1 e a parità di punteggio (3 punti) è la miglior differenza reti a consentire agli Azzurri di qualificarsi alla seconda fase.

L'exploit ai Mondiali consente a N'Kono di diventare il primo portiere nero a giocare con successo in Europa: Thomas lascia infatti l'Africa per sbarcare nella Liga con l'Espanyol, la seconda squadra di Barcellona. Con i biancoblù il camerunense gioca per ben 9 stagioni, dal 1982 al 1991, togliendosi grandi soddisfazioni pur senza vincere trofei e guadagnandosi l'epiteto di 'Zamora nero'. Nei derby con il Barcellona si toglie il lusso di parare un rigore a Schuster e di compiere alcuni prodigiosi interventi su Michael Laudrup, mentre nel 1987/88 trascina con le sue parate la squadra alla finale di Coppa UEFA.

Nel loro cammino i catalani eliminano anche il Milan di Sacchi ai sedicesimi e l'Inter di Trapattoni agli ottavi di finale. Nell'ultimo atto contro il Bayer Leverkusen, però, il grande portiere del Camerun commette una grave leggerezza. L'Espanyol vince 3-0 la sfida di andata in casa a Barcellona, con N'Kono protagonista con le sue parate spettacolari. Al ritorno a Leverkusen tutto fa pensare che i catalani possano alzare il trofeo. Invece poco dopo l'ora di gioco, N'Kono si distrae e si fa soffiar palla ai limiti dell'area dal brasiliano Tita (giocherà anche in Italia nel Pescara, ndr), che avvia la rimonta tedesca, poi completata dai goal di Götz e del sudcoreano Cha-Bum Kun.

La sfida si decide ai rigori, dove i tedeschi si fanno preferire e conquistano il trofeo imponendosi 3-2. In Nazionale nel 1984 N'Kono vince con il Camerun la Coppa d'Africa. Non c'è invece nell'edizione del 1988, che si gioca in Primavera, quando la stagione europea deve ancora esprimere i suoi verdetti. Per l'occasione N'Kono cede il posto al suo rivale Joseph-Antoine Bell, che milita nell'Olympique Marsiglia.

Bell gioca delle grandi partite e aiuta la squadra a conquistare il trofeo, con il successo per 1-0 sulla Nigeria nella finale di Casablanca. Così ai Mondiali di Italia '90 sembra che sia lui a dover raccogliere l'eredità di N'Kono giocando da titolare, tanto che gli viene assegnato il numero 1, mentre il suo rivale è reduce da una stagione difficile, con il club catalano retrocesso in Segunda División.

Invece Bell, di idee politiche contrarie al regime che governa il Paese, intavola aspre polemiche con la Federazione sulla gestione del ritiro della squadra e per le dichiarazioni al veleno a un giornale francese è relegato a dodicesimo. Ancora una volta sarà così N'Kono, che indossa il numero 16, a proteggere la porta del Camerun del sovietico Valeri Nepomniacij nella fantastica cavalcata fino ai quarti di finale. Nel Girone B i Leoni indomabili superano Argentina e Romania, e la sconfitta con l'U.R.S.S. è praticamente indolore. Thomas apprende di dover giocare da titolare con l'Albiceleste solo 5 ore prima della sfida.

I Leoni indomabili accedono agli ottavi come primi e hanno la meglio anche sulla Colombia di Higuita, battuta 2-1. Nei quarti di finale però arriva l'Inghilterra. Platt porta in vantaggio gli inglesi, ma nella ripresa Milla si procura un rigore e Kunde firma l'1-1 dal dischetto. L'inerzia della gara passa dalla parte degli africani, con Ekeke che trova il 2-1 al 65' su assist di Milla. Sembra fatta ma nel finale un fallo ingenuo su Lineker consente all'Inghilterra di pareggiare: 2-2. Nei supplementari un altro rigore: Lineker è imbeccato in contropiede, tenta l'aggiramento a N'Kono e c'è un contatto. Per il portiere africano non è rigore, la pensa diversamente l'arbitro. Lineker segna ed elimina in rimonta il Camerun dai Mondiali.

L'impresa del Camerun in Italia fa però il giro del Mondo e tra i ragazzi che guardano con attenzione e ammirazione le parate di N'kono c'è anche un certo Gigi Buffon. È in quell'occasione, infatti, che il futuro portiere elegge il camerunense come suo idolo e decide che avrebbe fatto il portiere. Così, nel 1999 va in Africa ad assistere al suo addio al calcio e nel 2007 dà il nome di Thomas al suo primogenito, nato dalla relazione con Alena Seredova.

"Gigi è un amico, a volte ci sentiamo. - spiega N'Kono - È stato un onore sapere che ha chiamato suo figlio come me. Era addirittura presente al mio addio al calcio giocato in Camerun nel 1999. Potete immaginare lo stupore della gente nel vedere un ventenne bianco durante quell’occasione".

"Ho scelto il nome Thomas - ha confermato Buffon - per tanti motivi: mi piaceva ed è un nome ceco, come la mamma Alena. In più si chiamavano così il mio idolo N'Kono, il portiere del Camerun che mi ha fatto innamorare di questo ruolo durante Italia '90, e anche Skuhravy. Thomas N'Kono mi ha chiamato per congratularsi per la nascita del suo omonimo".

 

Dopo Italia '90, nonostante il ritorno nella Liga dell'Espanyol, per N'Kono inizia la fase finale della sua carriera. Nel 1991 il portiere a 36 anni lascia l'Espanyol e gioca nelle serie minori spagnole con il Sabadell e l'Hospitalet, prima di fare una scelta esotica, e chiudere con il calcio giocato addirittura in Bolivia con il Bolivar, squadra in cui ha militato dal 1994 al 1997, dopo aver partecipato da terzo portiere anche ai Mondiali di USA '94, senza mai scendere in campo.

Ritiratosi all'età di 41 anni è diventato preparatore dei portieri, lavorando per molti anni con l'Espanyol. È stato inoltre vice-allenatore del Camerun. In queste vesti è stato protagonista di un curioso episodio nella Coppa d'Africa del 2002. Nelle semifinali contro i padroni di casa del Mali, infatti, finisce in manette per aver praticato, secondo l'accusa, dei presunti rituali di magia nera per garantire ai Leoni indomabili l'accesso alla finale. Con lui e il Ct. Schafer in arresto, la squadra travolge però ugualmente il Mali, qualificandosi alla finale e poi vincendola contro il Senegal ai calci di rigore.

"Pensavano che grazie a dei presunti rituali di magia nera avrei penalizzato il Mali prima dello scontro con il Camerun - ricorda - Al nostro allenatore, il tedesco Winfried Schäfer, non fu torto un capello, quando in realtà l’unico tra i due con qualcosa di magico era proprio lui. La miglior vendetta me la diede il campo con il 3 a 0 in semifinale e la vittoria della Coppa".

L'IFFHS ha di recente nominato N'Kono 2° miglior portiere africano del XX secolo dietro Bell. Ma se chiedeste a Buffon chi è stato per lui il numero uno del Continente nero, non avrebbe dubbi nell'indicare il suo amico e idolo Thomas.


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